La Porta di Lampedusa, sulle coste della piccola isola siciliana alle prese con gli sbarchi dei migranti e con il Covid-19

"Qui dove la rabbia sociale è reale": Pozzallo e Lampedusa, tra virus e accoglienza

Luca Gambardella

I sindaci Ammatuna e Martello ci raccontano come l'epidemia e i migranti rischiano di incrinare la tenuta sociale delle loro piccole comunità. "I cittadini sono nervosi ma Roma ha un'idea diversa su quello che accade qui"

“Guardi, il razzismo non c’entra nulla. Siamo la città di Giorgio La Pira, che portava avanti la bandiera dell’umanità. Abbiamo offerto il nostro porto sempre, anche quando c’era l’ex ministro Salvini, quando c’era il caos. Per un certo periodo ci furono più migranti che residenti, qui a Pozzallo. Ma ora, da quando è arrivato il coronavirus, non ce la facciamo ad accogliere ancora”. Il sindaco Roberto Ammatuna guida uno dei comuni più esposti agli sbarchi dei migranti, costretto ad affrontare una crisi nella crisi: quella dell’accoglienza ai tempi della pandemia. Un’emergenza che è stata affrontata in ritardo – seppure la bella stagione e il mare calmo fossero prevedibili – e che ora mette a repentaglio la tenuta del tessuto sociale di comunità piccole, talvolta piccolissime. “Tre giorni fa ne sono arrivati una cinquantina,. Evidentemente c’è stato un errore nella catena degli screening sanitari da Lampedusa a qui e uno dei migranti è risultato positivo al Covid-19 solo una volta sbarcato qui sulla terra ferma. Ora è in isolamento, però da lì è iniziato tutto: i cittadini si sono preoccupati e si sono innervositi – spiega Ammatuna – e ora il vero problema per noi è rassicurarli”. Una comunità votata all’accoglienza, quella di Pozzallo, fatta di marittimi: “E non parlo solo di pescatori. Qui da noi non c’è una famiglia che non abbia qualcuno che lavori da qualche parte nel mondo in un settore legato al mare. Quando è scoppiata l’epidemia sono rientrati quasi tutti qui. Abbiamo avuto circa 550 richieste di quarantena, che su una popolazione di 19 mila abitanti sono tantissime”. Si tratta di giornate di costrizione, come per il resto d’Italia, ma ora sono arrivati anche i naufraghi e con loro le difficoltà nel trovare una collocazione per la quarantena, senza che il governo provvedesse a elaborare un piano sistematico. “Le persone quando pensano ai migranti, pensano subito al coronavirus”, ci dice ancora Ammatuna, che riconosce come “in fondo, forse qualcosa in più si poteva fare. Forse il governo ha sottovalutato un poco la situazione”.

 

 

La quarantena impone tempi rapidi per isolare i migranti sbarcati. Sono migliaia gli arrivi di questi giorni. Gli ultimi in ordine di tempo sono i 77 arrivati stanotte a Porto Palo di Capo Passero. Ieri, era stata la volta di 101 persone approdate in autonomia a Pozzallo e per i quali è stata trovata una sistemazione in un centro tra Comiso e Ragusa. Ma Leonardo Lauricella, primo cittadino di Siculiana, un paesello di 4 mila abitanti in provincia di Agrigento, si è trovato all’improvviso con 72 migranti isolati nell’albergo di Villa Sikania e provenienti da Porto Empedocle. Un numero enorme, vista l’emergenza, che ha costretto il sindaco a emanare un’ordinanza che vieta la circolazione ai migranti nel paese. Un provvedimento restrittivo che mira più a calmare i residenti che ad arginare rischi concreti per la salute pubblica.

 

In prima linea c’è Totò Martello, il sindaco di Lampedusa che da giorni chiede la dislocazione di una nave davanti alle coste dell’isola. “Ma finora dal governo non ho sentito nessuno – dice al Foglio – Qui la rabbia sociale è reale. Da un minuto all’altro ci si può aspettare qualcosa, i cittadini sono nervosi. Sono costretti a casa ma nel frattempo vedono migranti che circolano per l’isola”. E gli sbarchi sono destinati ad aumentare nei prossimi giorni, mentre restano ancora al largo altre 270 persone divise tra la nave umanitaria Alan Kurdi e altri quattro gommoni rimasti alla deriva per via della chiusura dei porti in Italia e Malta a causa dell’epidemia.

 

 

Ieri, il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli ha chiesto al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, di prendere l’iniziativa a proposito degli sbarchi e finalmente è stata presa per la prima volta in considerazione dal governo l’ipotesi di una quarantena in mare a bordo di una nave. “Certo che ci si poteva pensare prima. Io avevo avvisato chi di competenza. Ma vede: tra le isole e Roma c’è sempre stata una percezione diversa dei problemi”, spiega Martello, che poco dopo i primi sbarchi della settimana scorsa si è trovato con il centro d’accoglienza pieno e il problema di isolare i migranti. Alcuni cittadini hanno protestato sotto il comune di Lampedusa, con il sindaco che è sceso in strada e ha cercato di tranquillizzarli. “Umanità e sicurezza dovrebbero andare a braccetto”, ci ricorda ancora Ammatuna. Ma il tempo sta scadendo, con nuovi sbarchi di migranti previsti nei prossimi giorni. Mentre la quarantena mette a dura prova la pace sociale nei comuni che sono in prima linea, tra pandemia e accoglienza.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it