Uno studio smonta la favola delle ong taxi del mare

Luca Gambardella

Analizzato, per la prima volta in modo sistematico, il rapporto tra sbarchi sulle nostre coste e la presenza di navi umanitarie nel Mediterraneo centrale. Tutto quello che hanno raccontato Di Maio & Salvini è falso

La storia delle ong che favoriscono le partenze dei migranti dalla Libia non è supportata dai fatti. Dopo le procure – che non hanno rivelato finora alcuna correlazione tra gli sbarchi e le attività di soccorso in mare da parte delle navi umanitarie – ora c’è anche uno studio indipendente, compiuto con metodi scientifici. E’ uscito oggi, ed è il primo che analizza i dati a disposizione tra il 2014 e l’ottobre del 2019. L’analisi è stata compiuta da due ricercatori, Eugenio Cusumano e Matteo Villa, per l’European University Institute ed è il primo studio sistematico sull’argomento.

 

Il paper smonta la retorica che da anni è stata usata da buona parte della classe politica di tutto Europa per criminalizzare le attività di salvataggio in mare, dalla missione militare Mare Nostrum a quella delle navi umanitarie. I due ricercatori prendono ad esempio gli anni 2015 e 2017: nel primo caso, il numero delle partenze dalla Libia è diminuito leggermente rispetto al 2014, mentre i salvataggi compiuti dalle ong sono invece aumentati dallo 0,8 per cento al 13 per cento. Dopo l’accordo con la Libia concluso nel 2017 e voluto dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti per aumentare i controlli sulle partenze dal paese nordafricano, il numero delle partenze è diminuito in modo consistente: eppure, nello stesso periodo i soccorsi nel Mediterraneo centrale erano compiuti per la maggior parte proprio dalle ong.

 

 

Per affinare la ricerca e renderla ancora più precisa, i due ricercatori hanno analizzato i dati a disposizione (quelli forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni e dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) su base giornaliera per tutto il 2019. I numeri su partenze e salvataggi per questo periodo sono più precisi e, soprattutto, sono stati i 10 mesi in cui nel Mediterraneo centrale non erano presenti unità militari impegnate in attività di salvataggio (da gennaio, l’operazione europea Sophia si avvale solo di mezzi aerei). Così, tra il 1° gennaio e il 27 ottobre di quest’anno, le ong hanno operato in mare solo per 85 giorni (mai più due per volta), mentre per gli altri 225 giorni i salvataggi sono stati compiuti solo da unità della cosiddetta “Guardia costiera” libica. Con un modello di regressione, lo studio arriva così a elaborare i due grafici più significativi: la presenza delle ong non dimostra l’aumento delle partenze dalla Libia che invece tendono ad aumentare con condizioni meteorologiche buone.

 

 

Lo studio invita quindi a riconsiderare la retorica delle ong come pull factor: i due unici fattori che incidono sono il mare calmo e gli accordi con le tribù libiche. Quella dei “taxi del mare”, invece, è solo una favola.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it