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Spelacchio come Frankenstein, la Raggi lo riporta a "nuova vita"

Al misero tronco di piazza Venezia tocca un’altra non-morte: sarà fatto a pezzi, trasformato in ricordini e in una casetta di legno con fasciatoio per le mamme, "simbolo di un’economia circolare"

9 Gennaio 2018 alle 18:50

Spelacchio come Frankenstein, la Raggi lo riporta a nuova vita

Foto LaPresse

“Presto queste brucianti miserie si estingueranno. Salirò trionfante sul mio rogo funebre, ed esulterò nell'agonia delle fiamme divoratrici”. Così finivano i tormenti del mostro di Mary Shelley, la creatura riportata alla vita dal dottor Frankenstein, “perfido perché infelice, evitato e odiato da tutta l'umanità”. Meno sublime è la seconda vita di “Spelacchio”, l’altrettanto infelice albero di Natale di Roma, sul quale si è esercitato l’accanimento terapeutico e mediatico della giunta grillina – “addobbato con semplicità e raffinatezza”, la difesa di Virgina Raggi. Giunto comatoso a piazza Venezia, fatto risorgere dalle salve di flash dei turisti, stupiti o divertiti che fossero, e dall’intransigenza pentastellata nell’ostinato negarne il tracollo evidente. Oggi sembrava aver trovato la pace e la sua – seconda – fine. Ma non ci sarà esultanza nelle fiamme divoratrici, per il misero abete rosso. Dopo il via allo smontaggio, durato l'intera mattinata del 9 gennaio, dal Campidoglio è partito il contrordine: “Bisogna rimontare tutto”, allibisce la ditta che si occupa della rimozione. Spelacchio resta al suo posto, almeno fino a venerdì. Così al misero tronco tocca un’altra non-morte. E sembra quasi di sentire Gene Wilder sporgersi dal tetto del Campidoglio, sotto la pioggia battente di questa mattina, a strepitare: “Si può fare!”.

   

Ma ancor più della cronaca, è da brividi la motivazione addotta dal Comune che, in intesa con la Comunità trentina, spiega di voler “riutilizzare il legno dell’albero, opportunamente lavorato, per qualcosa di utile alla città e senza alcun costo aggiuntivo”, come recita una nota del Campidoglio. L’albero sarà fatto a pezzi e trasformato in ricordini – forse venduti insieme agli altri formidabili gadget anti-sistema nello store online ufficiale del M5s – e in una casetta di legno con fasciatoio per le mamme, una “baby little home”, ha spiegato l’assessore alla Sostenibilità ambientale Pinuccia Montanari.

  

È ancora una volta la lotta suicida contro la casta (e il benessere) a guidare i passi pentastellati: “Vogliamo fare di questa star internazionale un esempio concreto di riuso creativo, perché tutto può tornare a nuova vita. Un modo concreto per dimostrare al mondo che Roma vuole essere sostenibile e persegue con convinzione la strada del riuso, riciclo e recupero di materia”, dichiara Raggi. “La sua nuova vita non è assolutamente un’azione di business”, aggiunge l’assessore Montanari. Business, pussa via. Piuttosto eleviamo il legno secco di Spelakenstein “a simbolo di un’economia circolare sempre più necessaria per il futuro di Roma e delle nuove generazioni”.

   

Intanto su Twitter l’account di Spelacchio si lamenta: E fai ‘e valigie, e posa ‘e valigie.

  

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    09 Gennaio 2018 - 19:07

    Naturalmente è inutile spiegare a gente che non ha mai lavorato e che vuole applicare il proprio parassitismo al governo del Paese, che la loro economia circolare, compresa quella simbolica, è decine di volte più antieconomica e antiecologica di quella che si sviluppa lunga una normalissima filiera di mercato.

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