Trump applica il suo metodo darwiniano a Brad Parscale, il guru elettorale

Paola Peduzzi

La regola delle serpi e gli "anonimi codardi" attorno al presidente americano

Questi “codardi anonimi”, ha detto Brad Parscale, “non hanno critiche precise nei miei confronti e sul lavoro che sto facendo e allora se la prendono con la sedia su cui sono seduto”. Gli anonimi codardi sono quel chiacchiericcio insistente che dice che il capo della campagna della rielezione di Donald Trump sta passando un brutto momento – un momento che in realtà nel ciclo di vita del trumpiano vicino a Trump capita molto spesso, e di solito non promette nulla di buono. Parscale ha migliorato la macchina elettorale, ha tenuto posizionato nella corsa il presidente, ha iniziato a fare capolino nelle foto per ritagliare uno spazio anche per sé e ha imparato a ripetere quel che spaventa di più gli avversari: abbiamo dati diversi dai vostri, numeri diversi dai vostri. Siccome nel 2016 quella precisa diversità ha cambiato le sorti della presidenza americana, oggi quella frase fa venire la pelle d’oca, e i repubblicani la lasciano cadere sempre più spesso, quando sono a corto di altri argomenti. Però poi Parscale non ha riempito il palazzetto di Tulsa e Trump si è arrabbiato molto perché è dal giorno della sua inaugurazione che litiga sulle dimensioni della folla che lo acclama e ora le foto dei seggiolini vuoti, per lui che non ha nemmeno chiesto distanze sociali di alcun tipo, lo mandano in bestia.

 

Sembra che Trump si sia arrabbiato moltissimo con Parscale: lo considera il colpevole. Così il presidente ha applicato il suo metodo darwiniano, quello che utilizza sempre, che abbia di fronte il governatore di uno stato democratico, un leader europeo o un membro del suo governo che sta per perdere il posto. Il Washington Post ha raccontato un po’ di dettagli del metodo darwiniano applicato a Parscale: quando prende la parola viene interrotto sempre più spesso sia da Trump sia da Jared Kushner, il genero che sovraintende sulla campagna e su altre faccende trumpiane; è stato attorniato da altre persone che prendono la parola più spesso senza venire interrotti, come il vice di Parscale, Bill Stepien; lavora spesso da remoto invece che essere presente alle riunioni; è costretto a fare domande che fanno capire a tutti che molte cose di cui prima era tenuto al corrente ora non passano più da lui. La punizione per il fiasco di Tusla è stata: il discorso e i fuochi di artificio al Monte Rushmore, il 3 luglio, sono stati gestiti da Stepien e da Jason Miller, che hanno parlato tutti i giorni con Trump nella settimana precedente l’evento assieme ad altri che non erano Parscale. E le voci che escono dalla Casa Bianca sono di due tipi, come prevede il modello: chi dice che Parscale gode della fiducia “della famiglia” perché la famiglia sa che è un soldato leale del trumpismo; chi dice che non si può organizzare una campagna elettorale vincente se non sai più dove trovare chi dovrebbe guidarla. Parscale dice: “anonimi codardi”, succede sempre così, appena ci sono difficoltà si comincia a dire che Trump si è stufato di questo o quell’altro. E’ che poi spesso è vero.

 

Il modello darwiniano è stato applicato molte volte: abbiamo imparato a conoscerlo. Ha un effetto collaterale: non sai più di chi ti puoi fidare. E quindi devi sempre fare test. L’ultimo lo sta facendo il chief of staff di Trump, Mark Meadows, che ha detto ad alcuni collaboratori: sto seminando delle polpette avvelenate in giro per la Casa Bianca così vedo che cosa finisce ai giornalisti e so ricostruire la filiera del tradimento. Pare che a oggi Meadows abbia trovato soltanto una persona con la polpetta in bocca, ed era anche una polpettina, quindi nessuno è rimasto soddisfatto. Meadows è il quarto chief of staff del mandato trumpiano e come i suoi predecessori ha il compito di stanare chi fa uscire le notizie riservate. Ma come può farlo, ha chiesto Axios che ha fatto lo scoop sulle polpette, se il presidente continua a ripetere che è circondato da serpi? La fiducia si conquista, invece il tradimento è contagioso.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi