Cosmopolitics

I tormenti dei Tory mentre Johnson fa il suo spericolato volo in stile Top Gun

Paola Peduzzi

Avrebbe voluto continuare a fare il premier, ci ha provato fino all'ultimo, poi il Partito ha ripreso il controllo e ora sta facendo la sua selezione interna per decidere il successore. Ma il viaggio non può che essere accidentato

Il pollice alzato, la telecamera puntata sul viso, il motore del Typhoon in sottofondo, sono pronto a lasciare la guida a qualcun altro, “dopo questi tre anni felici”. Ieri mattina Downing Street ha pubblicato il video del premier Boris Johnson in versione Top Gun registrato giovedì scorso quando era in visita alla Raf di Coningsby, nel Lincolnshire, mentre a Londra i parlamentari del suo Partito conservatore, gli stessi che gli hanno appena tolto la leadership e di conseguenza anche il posto come premier (se ne andrà a settembre), stavano votando il suo successore. Il video è Boris Johnson in purezza, sfrontato e spericolato, con il pubblico inglese che si divide tra chi sente un pochino d’ansia per questa transizione e chi invece è sollevato e arrabbiato: questo premier delle bugie e dei fronzoli non ha ancora convocato una riunione d’emergenza per l’ondata di caldo che sta mettendo alla prova la rete elettrica ed energetica britannica (oltre che l’umore degli inglesi).

 

 

 

Boris Johnson in purezza che chiede a chi gli dice di provare a guidare il Typhoon: siete sicuri? Mi sembra che costi parecchio questo aggeggio (gli hanno detto: non si preoccupi, non può romperlo, e lui: oh, le ultime parole famose); Boris Johnson che si mette a volteggiare nell’aria, alza il pollice per dire che è tutto a posto, guarda il cielo, guarda il mare, vede le pale eoliche e fa un bilancio di questi tre anni “felici”, di tutto quello che è stato fatto, che lui ha fatto, per dotare il Regno Unito dell’energia pulita che serve al pianeta, che serve per non essere dipendenti da Vladimir Putin, “e questo mio sogno avrebbe potuto andare avanti ancora, ma il mio collega mi ha detto che avrebbe ripreso il controllo lui e siamo felicemente tornati a casa”, che è la descrizione di quello che è accaduto in questi ultimi giorni nel palazzo della politica inglese.

 

Boris Johnson avrebbe voluto continuare a fare il premier, ci ha provato fino all’ultimo (ha scritto Alex Wickham su Bloomberg che quando Johnson si è intestardito, gli hanno detto: sembri Trump. E lui poco dopo ha riposto che no, lui non è come l’ex presidente americano, e ha deciso di dimettersi in parte), poi gli hanno detto che basta, il Partito ha ripreso il controllo e ora sta facendo la sua selezione interna per decidere il successore. Le primarie, come si sa, non sono mai uno spettacolo promettente in termini di unità, sono fatte apposta per mostrare visioni diverse pur essendo nella stessa famiglia, ma se si parte già con un partito a pezzi, diviso, arrabbiato, rancoroso, il viaggio non può che essere accidentato. E lo è, anche se al comando per ora sembra esserci l’ex cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak, il più odiato da Johnson e non solo perché molto diverso da lui. A scegliere però tra Sunak e chi si posizionerà al secondo posto nella selezione dei deputati conservatori poi sarà la base del partito, e c’è chi dice che sarà un momento rischiosissimo per tutti, perché i deputati li conti e in fondo li controlli, mentre la base, per quanto piccola (meno di 200 mila iscritti), no. Ma forse è questo di cui aveva bisogno il Partito conservatore inglese, di un volo spericolato, un altro, e nessuno che dica: tranquillo, non si può rompere nulla.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi