Il Papa molla Hong Kong: “Non so valutare”

Redazione

Francesco invita a “relativizzare le cose”. Il sogno? “Andare a Pechino”

Erano attese le parole del Papa su Hong Kong e non c’era occasione migliore del viaggio di ritorno dalla trasferta in estremo oriente. Francesco non ha eluso l’argomento, anche se si è guardato bene dal dare un suo parere rispetto alla violenta battaglia tra i manifestanti per la democrazia e i gerarchi cinesi. Giorni fa aveva fatto ben sperare qualche organo di stampa il telegramma spedito alla governatrice della città-stato, Carrie Lam, ma è stato proprio Bergoglio, ieri, conversando con i giornalisti, a gelare i più entusiasti: “I telegrammi si mandano a tutti i capi di stato, è una cosa automatica di saluto ed è anche un modo cortese di chiedere permesso di sorvolare il loro territorio. Questo non ha un significato né di condanna né di appoggio. E’ una cosa meccanica che tutti gli aerei fanno quando tecnicamente entrano, avvisano che stanno entrando, e noi lo facciamo con cortesia”. Questo, ha detto il Papa, ha solo “un valore di cortesia”.

 

E comunque, ha proseguito Francesco, “non è soltanto Hong Kong. Pensi al Cile, pensi alla Francia, la democratica Francia: un anno di gilet gialli. Pensi al Nicaragua, pensi ad altri paesi latinoamericani che hanno problemi del genere e anche a qualche paese europeo. E’ una cosa generale. Che cosa fa la Santa Sede con questo? Chiama al dialogo, alla pace, ma non è solo Hong Kong, ci sono varie situazioni con problemi che io in questo momento non sono capace di valutare. Io rispetto la pace e chiedo la pace per tutti questi paesi che hanno dei problemi, anche la Spagna. Conviene relativizzare le cose e chiamare al dialogo, alla pace, perché si risolvano i problemi. E infine: mi piacerebbe andare a Pechino, io amo la Cina”.

 

È il trionfo della realpolitik vaticana – non esente da buone dosi di cinismo – e sarà interessante sapere cosa dirà giovedì, nella prolusione per l’inaugurazione dell’Anno accademico all’Università cattolica di Milano, il segretario di stato cardinale Pietro Parolin (parlerà di diplomazia). Si vedrà se tornerà sull’argomento, inquadrando meglio le pilatesche affermazioni papali o se sposerà la linea della Civiltà Cattolica che tanta influenza ha oggi a Santa Marta.

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