Vade retro Vatikano

Matteo Matzuzzi

Il cardinale Marx sfida Roma sul Sinodo tedesco. “Noi non seguiamo il codice di diritto canonico”

Roma. Il cardinale Reinhard Marx, pugnace e indiscusso leader dell’episcopato tedesco, non arretra di un millimetro né si fa intimorire dalle due lettere partite dal Vaticano con le quali gli si chiede di fermarsi e di modificare il suo progetto di Sinodo “vincolante per la chiesa in Germania”, visto che si sta pericolosamente portando ai limiti della legalità. L’arcivescovo di Monaco e Frisinga replica – ne dà conto la Frankfurter Allgemeine Zeitung – che sarebbe stato utile che da Roma avviassero un dialogo prima di spedire missive oltralpe, visto che la decisione di convocare un’assemblea è nota dalla scorsa primavera e che nel frattempo i protocolli – durante l’estate – sono stati modificati rispetto alle bozze iniziali. Soprattutto, secondo Marx, dire che la strada intrapresa dalla chiesa tedesca vìola il codice di diritto canonico è falso, dal momento che “l’assemblea che stiamo preparando non segue i parametri della legge canonica, essendo un processo sui generis” che non deve essere “in alcun modo interpretato con le lenti del diritto canonico”.

 

 

In ogni caso, e qui s’odono toni da ultimatum, il cardinale assicura che “le risoluzioni saranno sottoposte all’attenzione del Papa per l’approvazione e in modo che possa compiere a sua discrezione ulteriori passi, secondo quanto diranno i voti” espressi. Il presidente dei vescovi tedeschi è convinto che la chiesa di Germania debba farsi carico di guidare la svolta – è un refrain che va avanti da decenni – in tutto il mondo, da qui l’auspicio che quanto avverrà nel suo paese “possa essere utile per orientare la chiesa universale e le altre conferenze episcopali”. “Innumerevoli credenti in Germania”, aggiunge il cardinale, vogliono discutere le questioni messe all’ordine del giorno del Sinodo vincolante, anche se – ed è proprio questo il senso della doppia lettera vaticana – il celibato sacerdotale è materia su cui è il Papa a dover decidere. Non certo qualche associazione locale tedesca ideologicamente orientata secondo lo Zeitgeist. La chiesa tedesca è in difficoltà, le entrate – soldi – non sono più quelle d’un tempo, migliaia di fedeli preferiscono cancellarsi dai registri dei battezzati pur di non pagare la celeberrima Kirchensteuer, la tassa richiesta a chi si professa appartenente a una qualche religione. Da qui la necessità di rendere la chiesa più attraente e ammiccante, sì da tornare a riempire navate e forzieri. L’ultimo tentativo in ordine temporale, il Sinodo sulla famiglia con l’allentamento dei cordoni di prassi e dottrina, non ha mutato la situazione.

 

 

Pugni sul tavolo, minacce velate e lettere spedite al di qua e al di là delle Alpi. Una situazione che rafforza i refoli scismatici già fatti intravedere da Francesco in alta quota, ma che secondo Ross Douthat – che pure lo scisma l’aveva paventato anni fa sul New York Times – non porteranno a una rottura. Nel suo editoriale di domenica, Douthat ha scritto che i vescovi tedeschi sono convinti che alla fine il Papa stia dalla loro parte e che il pensiero dei vari uffici vaticani non rappresenti il pensiero di Francesco. In ogni caso, per uno scisma non basta la polemica su un Sinodo locale, serve qualcosa di più. Probabilmente, aggiunge l’editorialista americano, un nuovo Papa, “ancora più liberal di Bergoglio” che renda palese la divisione ormai acclarata nella chiesa cattolica.

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.