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Lo scisma dello scisma

La chiesa ucraina è ormai indipendente e Mosca prepara la rappresaglia

5 Gennaio 2019 alle 06:00

Lo scisma dello scisma

Il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill (Foto LaPresse)

Petro Poroshenko non poteva mancare, d’altronde questa autocefalia è un pò la sua. Il suo biglietto da visita, il risultato più importante della sua presidenza. Il capo dello stato ucraino oggi sarà a Istanbul per assistere alla “Sacra Funzione di proclamazione”, come si legge nel comunicato diffuso dal Patriarcato ecumenico, dell’autocefalia della “Santissima Chiesa Ucraina”. Autocefala vuol dire indipendente, autonoma, padrona di se stessa e soprattutto svincolata da Mosca. Il primate della nuova chiesa ucraina Epifanio, eletto lo scorso dicembre dal Concilio di unificazione nella Basilica di Santa Sofia, verrà ricevuto ufficialmente dal Patriarca ecumenico Bartolomeo, poi ci sarà la firma del Tomo, la dichiarazione di indipendenza, e uno scambio di allocuzioni. Poroshenko sarà lì a osservare e godersi questo successo che però potrebbe essere insufficiente ai fini della sua rielezione a marzo.

 

Domenica ci saranno i riti finali, Bartolomeo consegnerà la pergamena al primate ucraino, seguiranno i discorsi ufficiali e lo scambio dei doni commemorativi. Ma è a chilometri di distanza che si sta consumando la grande frattura, pericolosissima se unita alle guerre di frontiera che ogni giorno rendono la Russia e l’Ucraina sempre più nemiche e distanti. Putin non riuscirà a riprendersi il suo popolo, che di lui si fida sempre meno, sequestrando navi e marinai ucraini, non ci sarà una seconda annessione, ai russi non interessa. A riprendersi il paese potrebbe invece aiutarlo, ancora una volta Kirill, il metropolita di Mosca che il 30 dicembre ha inviato una lettera in cui contesta la decisione di Bartolomeo I di concedere l’autocefalia a Kiev e ne disconosce l’autorità. Mosca ha promesso di istituire diocesi e parrocchie dove sono già presenti strutture del patriarcato di Costantinopoli.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    06 Gennaio 2019 - 10:10

    Usare la religione a fini politici è pratica antica ma finisce quasi sempre col provocare guai. E' come soffiare sulle braci e stupirsi se poi scoppia l'incendio.

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