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Cattolici in politica, fatevi avanti

Cei e Vaticano danno la sveglia: “Il contributo sia organico, non individuale”

25 Maggio 2018 alle 06:00

Cattolici in politica, fatevi avanti

Papa Francesco (foto LaPresse)

Disponibilità massima verso il nuovo che avanza – specie se nel curriculum vitae del premier incaricato Giuseppe Conte è ben evidenziato il legame con Villa Nazareth, il che non guasta considerando l’estrazione delle più alte gerarchie vaticane oggi alla guida della curia – ma intanto è meglio se i cattolici in politica si danno da fare per ricostruire una presenza visibile che è andata scomparendo progressivamente. I vescovi italiani l’hanno messo nero su bianco al termine dell’Assemblea generale di maggio, la prima dopo il voto del 4 marzo. Più che le perplessità sulla flat tax (la Cei non ha mai assunto esplicitamente una posizione contraria alle istanze pentastellate, seppure sul reddito di cittadinanza i dubbi siano parecchi), è la preghiera perché i cattolici si destino a meritare rilievo: “La debolezza della partecipazione politica dei cattolici è espressione anche di una comunità cristiana poco consapevole della ricchezza della dottrina sociale e, quindi, poco attiva nell’impegno pre-politico. Di qui – si legge – la volontà di una conversione culturale che sappia dare continuità alla storia del cattolicesimo politico italiano, testimoniata da figure alte per intelligenza e dedizione”. Ancora più chiaro è stato il sostituto della Segreteria di stato vaticana, mons. Angelo Becciu (nella lista dei nuovi cardinali annunciati dal Papa). Intervistato dalla Nuova Sardegna, ha detto: “Non do giudizi sulla situazione politica. Non mi spetta, ma da cristiano devo riconoscere che i cattolici in politica sono un po’ scomparsi”. E fin qui, una mera constatazione. Ma Becciu dice di più, perché sottolinea il fatto che “resta una posizione individuale, manca un contributo organico dei cattolici alla politica. I valori del cattolicesimo costituiscono un contributo importante al progresso della società e al miglioramento dell’impegno in politica. Si deve essere convinti che la cultura cattolica sia un capitale di ideali”. Nessun ritorno ai tempi andati, non è di marce in piazza che si parla – è un capitolo chiuso anche per la Cei, da almeno cinque anni – bensì del ripensamento di una presenza. Attiva e propositiva. Il canovaccio è quello presentato dal Papa sia in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze (autunno 2015) sia, più di recente, col discorso sulla politica come bene comune pronunciato a Cesena. Un programma finora ben poco seguito.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    25 Maggio 2018 - 18:06

    Vigliacco se c'è un italiano che abbia l'onestà intellettuale ed il coraggio di ammettere che il momento di ripresa civile, vero ed effettivo Risorgimento, l'Italia lo dimostrò il 18 aprile del 48', che sappia riconoscere che la Democrazia Cristiana ci risollevò dalle ceneri e dai complessi di colpa portando l'Italia ad una effettiva esemplare ed invidiabile nazione libera democratica e civile nel benessere e nel rispetto di tutto il mondo. Rinnegare il proprio passato è sempre da animo vile. E lo dimostrano, vigliaccamente, i c.d. cattolici politici ad ogni legge che aggredisca i fondamentali della Civiltà Cristiana, votando puntualmente per abbatterli. La CEI, ma chi è?! non sa più dir niente a nessuno, sangue di rana nelle vene, "tepidi da far vomitare", "sale da calpestare perché ha perso il salato". Balbettamenti insignificanti, privi di fede e di ragione, di virile realismo e di qualsiasi forza morale. Populismo religioso.

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  • mtferrari

    25 Maggio 2018 - 11:11

    un cattolico se è nel vero senso del cattolicesimo non può definirsi o di destra o di sinistra. Fa parte dell'uno e dell'altro. Là è il dilemma del cattolico per fare politica.

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