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Perché l'arresto di Battisti non fa di ieri una giornata storica

Risulta difficile comprendere le affermazioni dei due ministri, quello in borghese e quello mascherato. C'è un'altra data da tenere a mente per evitare che la memoria si annebbi: ventisei anni fa fu arrestato Totò Riina 

15 Gennaio 2019 alle 06:00

Perché l'arresto di Battisti non fa di ieri una giornata storica

Foto LaPresse

Il caso vuole che per una bizzarra quasi coincidenza di date, oggi sia l’anniversario dell’arresto di Totò Riina, avvenuto il 15 gennaio del 1993. È passato un quarto di secolo, la memoria può annebbiarsi, eppure ieri risultava difficile comprendere le affermazioni dei due ministri, quello in borghese e quello mascherato, precipitatisi a Ciampino per rimarcare come “storica” la data di ieri. Cesare Battisti era un membro di secondo piano di un gruppo terrorista di poche decine di persone che si sciolse nel giro di tre anni, non prima di aver ucciso cinque persone, a causa della dissociazione del suo fondatore, un tizio di Verona. Insomma non è la caratura criminale di Battisti a rendere storica la giornata, né il pericolo da lui rappresentato attualmente. Certo i tempi della sua latitanza sono stati molto lunghi ma neanche questo è un dato così straordinario. Un paio di anni fa, sempre dal Brasile venne estradato un camorrista di rango, Pasquale Scotti, dopo una latitanza lunga grosso modo quanto quella di Battisti. Nessun ministro o oppositore parlò di giornata storica, al massimo qualche cronista giudiziario napoletano. La caratteristica della latitanza di Battisti, più che la durata, è il suo svolgimento sotto gli occhi di tutti fra la rive gauche e Copacabana. L’obbiettivo della evidente strumentalizzazione governativa non è lui ma i suoi amici , “la sinistra”, quella di Mitterand e poi di Lula. Il cambio del regime brasiliano ha reso possibile tutto ciò. Prima che comparisse Bolsonaro, Battisti non era al centro dei pensieri del governo. Ora si può leggere qualsiasi cosa. Perfino un paragone fra un cancro e l’Internazionale socialista di Pietro Nenni e Willy Brandt.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    15 Gennaio 2019 - 22:10

    Non sono un particolare ammiratore di Salvini, ma non posso fare a meno di notare che l'uso del "benaltrismo", come ulteriore risorsa per sminuirne la figura, mancava.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    15 Gennaio 2019 - 18:06

    Lei la metta come vuole con Totò Riina, Scotti, la "caratura" di Battisti (4 morti, pochi?), il fatto certo è che se non ci fossero stati Bolsonaro e Salvini (ambedue eletti) lo Stato non avrebbe avuto indietro Battisti: quanto a Lula e a Dilma sono stati giudicati dallo stato brasiliano.

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