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Dall'oscura uccisione del bandito Giuliano una lezione di straordinaria attualità

Un breve saggio di Macaluso sulla strage di Portella della ginestra e quell'abbaglio sulla trattativa stato-mafia

28 Dicembre 2018 alle 06:00

Dall'oscura uccisione del bandito Giuliano una lezione di straordinaria attualità

L'uccisione del bandito Giuliano (foto LaPresse)

Ottima idea quella di Emanuele Macaluso di riproporre, con una ampia e nuova introduzione, un suo breve saggio di vent’anni fa sulla strage di Portella della ginestra. Una storia vecchia, si dirà. Vero. Macaluso però si è accorto che nella ormai antica vicenda della oscura uccisione del bandito Giuliano e tutto ciò che la precedette e seguì c’è una lezione di straordinaria attualità. La strage arriva in un momento, il 1947, in cui lo Stato sta modificando la sua forma, si attendono le elezioni che formeranno il primo parlamento, in Sicilia la mafia è indecisa nella scelta dei nuovi interlocutori politici, poliziotti e carabinieri, trattando con Cosa nostra, ottengono la testa del bandito Giuliano, col quale pure avevano trattato. Ricorda qualcosa di più attuale, non c’è che dire. Per di più il capitolo finale del lungo intrigo vede protagonisti un colonnello e un capitano dei carabinieri. Sostituire Ugo Luca e Antonio Perenze con Mario Mori e Giuseppe De Donno è tentazione troppo forte per chi cerca in una infinita trattativa la chiave del rapporto stato-mafia anche dopo gli anni 70, ma è un abbaglio. Macaluso lo spiega servendosi della sentenza pronunciata dalla corte d’assise di Viterbo nel 1952, che chiuse, per modo di dire, la vicenda. C’è un passaggio fondamentale sul rapporto con i confidenti, nel quale la corte conviene che è impossibile trovarne privi di qualche conto da regolare con la giustizia ma è inammissibile incontrare latitanti condannati all’ergastolo. Vito Ciancimino, quando “tratta” con Mori è ristretto ai domiciliari. Quanto al latitante condannato all’ergastolo, Mori e i suoi catturarono Riina. Vivo. Quegli altri ritirarono un cadavere, come pattuito. Differenze sostanziali.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    28 Dicembre 2018 - 17:05

    La complicata e oscura vicenda chè portò all'uccisione di Giuliano andrebbe collegata, a mio avviso, all'altrettanto oscuro tentativo dell'indipendenza siciliana. Il distacco dall'Italia. Gli Stati Uniti temevano fortemente che l'Italia si avvicinasse al blocco sovietico visto e considerato che l'Italia aveva il più forte partito comunista dell'Europa libera. Probabilmente qualcuno negli Stati Uniti pensò che la Sicilia sarebbe stata una ottima base nel mediterraneo per le forze americane. La più grande isola del Mediterraneo, in ottima posizione per il controllo delle rotte, vicinissima al continente europeo ma anche alle coste africane. Ma il governo italiano rassicurò, poi, gli americani e Giuliano che probabilmente sapeva troppo venne sacrificato. Il prezzo di tutto questo fu lo Statuto siciliano. Uno statuto che faceva diventare la Sicilia quasi uno stato indipendente. Purtroppo, aggiungo.

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