Il processo infinito

Massimo Bordin

La perquisizione in una casa di Bruno Contrada, per un delitto per il quale non risulta indagato

La perquisizione effettuata ieri in una casa di Bruno Contrada dimostra che i processi possono davvero non finire mai. Nel caso specifico i tempi della prescrizione non c’entrano. Formalmente l’inchiesta in questione riguarda un duplice omicidio, quello dell’agente Nino Agostino e di sua moglie, avvenuto nel 1989. L’omicidio premeditato è imprescrittibile, come è giusto che sia, e non si può che apprezzare il fatto che a Palermo si continui ad indagare su quel delitto. Contrada però non risulta indagato nella vicenda. Dalle 6 pagine del decreto di perquisizione il procuratore generale Roberto Scarpinato e i due sostituti che firmano l’atto giudiziario mostrano di non avere su di lui altro elemento che un dubbio sulla sua conoscenza con un poliziotto indagato per il delitto ma mai rinviato a giudizio. Si tratta dell’agente Ajello, detto “faccia di mostro”, personaggio che ricorre in più di una indagine ma ora non più imputabile di nulla. E’ morto di infarto su una spiaggia calabrese l’estate scorsa. Era libero, l’ultima richiesta di archiviazione nei suoi confronti risaliva a pochi mesi prima. Vi facciamo grazia di tutta la complicata vicenda del conflitto fra procura e procurale generale, durato anni e arrivato in Cassazione. Sta di fatto che ora ad indagare è la procura generale che l’ha avuta vinta avocando l’indagine che la procura voleva archiviare. Contrada è solo un testimone ma è stato intercettato mentre parlava col figlio dicendogli che avrebbe pensato lui a ordinare le carte che stanno in una loro casa. Tanto è bastato a far scattare la perquisizione. Se Contrada si identifica con Joseph K. non gli si può dare torto.

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