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Il filo rosso tra la commissione Moro e la Trattativa

Le nuove rivelazioni di Paolo Persichetti a Franco Piperno aprono nuovi scenari sul rapimento del democristiano. Con un finale sorprendente

28 Aprile 2018 alle 06:25

Come parlare degli anni di Piombo senza retoriche e autoassoluzioni

La strage di via Fani, in cui venne rapito l'onorevole Aldo Moro il 16 marzo 1978 (foto LaPresse)

L’intervista di Paolo Persichetti a Franco Piperno pubblicata due giorni fa dal Dubbio getta un ulteriore fascio di luce sulla qualità dei lavori della ennesima commissione sul caso Moro. Gli onorevoli indagatori hanno a lungo fissato la loro attenzione su un palazzo di Via dei Massimi, una tranquilla strada del quartiere Balduina dove i brigatisti hanno abbandonato due auto utilizzate nell’attacco di via Fani. Nel palazzo poteva esserci una sede Br, questa la tesi. Siccome il palazzo dispone anche di un ampio terrazzo condominiale alla sua sommità e di un garage, qualcuno ha ipotizzato che Moro sia stato trasferito in elicottero. Ora l’intervista citata aggiunge un ulteriore particolare. Agli atti della commissione risulta un rapporto investigativo che parla della frequentazione di quel palazzo da parte di Franco Piperno che andava a trovare una giornalista tedesca dello Spiegel che vi abitava. Nel rapporto si ipotizza che il 16 marzo Piperno, non si sa se munito di cannocchiale, abbia seguito dal balcone di casa della giornalista l’agguato di Via Fani. La fonte citata è il portiere dello stabile. Anche gli onorevoli indagatori hanno esitato a valorizzare il rapporto investigativo. Se si compulsano gli atti della commissione Fioroni si trovano i nomi di chi ha investigato sul palazzo di Via dei Massimi e sulla giornalista tedesca. Si tratta del colonnello dei carabinieri Massimo Giraudo e del sostituto procuratore della Procura nazionale antimafia, distaccato alla commissione Moro, Gianfranco Donadio. Investigatori che si ritrovano valorizzati dall’accusa nel processo Trattativa. Il mondo è piccolo.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    28 Aprile 2018 - 11:11

    I reati dei brigatisti erano tutti da ergastolo ergo dovrebbero essere tutti in galera ma sono fuori perchè gli italiani sono tutti molto buoni ( leggere l'articolo di Giorgia Meloni) e così se anche hai trucidato un bel pò di poliziotti come nel caso Moro fai interviste e scrivi memorie. Però anche il paradiso ha eccezioni infatti i tanto buoni italiani torturano Dell'Utri perseguitato per un reato inventato dalla corte ( dei miracoli ) Cassazione. E lo chiamano stato di diritto. i

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