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Il Pd prenda atto che qualcosa è cambiato

Quello di Renzi ormai è il partito di un ceto urbano moderno che si sente europeo. Non c’è nulla di male in questo, a patto che dia vita a un dibattito serio su cosa fare adesso

5 Marzo 2018 alle 19:56

Ora il Pd è chiamato a prendere coscienza del suo nuovo ruolo

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Le parole di Renzi si prestano a molte considerazioni, giudizi, riflessioni sul futuro. Se si guarda indietro però, due parole, pronunciate all’inizio come bilancio, possono essere illuminanti: due aggettivi, strepitoso e straordinario, usati per descrivere il lavoro svolto il cui consuntivo è stato subito dopo descritto come una sconfitta evidente. Con assoluta convinzione, senza un velo di autoironia. Soprattutto continuando a non comprendere come l’enfatizzazione, un po’ anfetaminica e un po’ mondanamente affettata, del proprio operato sia stata una causa, non l’unica certo, della sconfitta. La popolarità di Gentiloni, tutta dovuta a un effetto di comparazione, ha poggiato quasi esclusivamente su un modo diverso di porsi e di esprimersi, anche se naturalmente non è bastata. Se poi dalle parole si passa ai fatti, i risultati una cosa la dicono. La fine della sinistra non sta nella sconfitta a Cavriago, unico luogo in Italia dove l’arredo urbano consiste anche in un busto di Lenin. Piuttosto il problema sta nel buon risultato di Milano, nella tenuta del partito a Torino e Firenze, nella vittoria dei Cinque stelle a Laterina, il paese di Maria Elena Boschi che però vince nella ricca Bolzano. Il Pd ormai è il partito di un ceto urbano moderno che si sente europeo. Non c’è nulla di male in questo, né prevede una condanna alla marginalità politica. A patto di comprendere il ruolo da interpretare, che dovrebbe essere l’oggetto di un dibattito urgente. Poi, se qualcuno vuole fare un dibattito approfondito, come ama dire, su come la mutazione sia avvenuta, tanto meglio. A patto di essere coscienti da subito che appunto è avvenuta.

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Commenti all'articolo

  • fabriziocelliforli

    06 Marzo 2018 - 18:06

    Il pericolo e l\'opportunità. Carissimo Bordin,si sono appena concluse le elezioni e già tutti a gara a chi urla più forte "al lupo! al lupo!" Paese ingovernabile ecc. ecc.Ironizzando: certo che nell'antica Roma era più facile! Due consoli e via andare.Fine della battuta.Senza essere troppo prolisso: cooperare o trincerarsi scommettendo?Tento di riferirmi al celeberrimo dilemma del prigioniero a due giocatori della teoria dei giochi: c'è sempre una scelta OTTIMALE PER TUTTI. E 'davvero la migliore ma l'uomo la ignora perché implica il COOPERARE il quale implica rinuncia a pezzetti di "vantaggio" senza sapere se l'altro farà lo stesso. A scendere in qualità, c'è poi la scelta c.d. dell'equilibrio di Nash, quella che probabilisticamente sarebbe alla portata: c'è un po' di egoismo blandamente controbilanciato ma riesce ancora a garantire una certa efficienza. Ma la Storia ci dice che l'Uomo sceglie sempre la scommessa: quella in cui può vincere o perdere tutto. Vedremo.

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  • carlo.trinchi

    06 Marzo 2018 - 14:02

    Bordin tutto vero ma il nuovo non può venire da una mancia elettorale a vita.

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