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L'onda lunga del '93 ha prodotto Salvini e Di Maio

In ballo non c'è un governo, ma la ricostruzione delle condizioni del governo democratico

6 Marzo 2018 alle 06:14

L'onda lunga del '93 ha prodotto Salvini e Di Maio

Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto LaPresse)

E’ l’onda lunga del 1993, l’anno in cui i partiti politici italiani furono messi in gattabuia, e la chiave buttata via insieme con la credibilità delle istituzioni. Berlusconi all’inizio fu una reazione di equilibrio, era un rivolgimento totale, si parlò di Seconda Repubblica, ma era anche un lascito sghembo del pentapartito, l’eversore brillante e pop di un sistema di cui aveva fatto parte. Stavolta lo sradicamento è totale e senz’appello. I vincitori sono Salvini e Di Maio, due demagoghi in dubbiosa attesa di elaborazione di una parte in commedia “compatibile”, e l’ultimo simulacro di un partito costituzionale, il Pd venuto dopo l’Ulivo e balle varie, ha ceduto di schianto. Con lui ha ceduto, recuperando qualche resto in alleanza competitiva con un avversario interno sul fronte della leadership, lo stesso Berlusconi. Alla base di tutto sempre le stesse cause: media, magistratura, resa del ceto borghese residuo. Nessuno è stato in grado di governare credibilmente e di rifare le istituzioni e le leggi elettorali, né il Cav. né Prodi né Renzi, e la dissoluzione della coalizione del Nazareno ha portato lo scompiglio, visibile già il 4 dicembre del 2016 nel referendum. Il popolo, al nord con Salvini e al sud con Di Maio, ha seguìto compatto. Le nomenclature se lo sono giocato al Lotto con i numeri dell’onestà e del rancore sociale.

 

E’ questa l’eccezione italiana, la nostra diversità. In Germania i partiti resistono perché esistono ancora, sebbene ai limiti della catastrofe. In Francia i partiti storici sono stati schiantati ma le istituzioni hanno recuperato con fantasia gaulliana, e hanno reinventato il vecchio sogno del Generale, l’incontro di un uomo e del suo popolo, con la parte eminente delle élite tecnocratiche e culturali. Nonostante la Brexit e le nuove formazioni secessioniste come l’Ukip, in Gran Bretagna giocano la partita i conservatori, al governo ma in minoranza, e i laburisti rampanti che hanno abbracciato la retorica del pauperismo vecchia scuola. In Olanda e in Spagna e altrove nell’occidente europeo le mura scricchiolano, eppure partiti e istituzioni resistono. Perfino Trump deve fare i conti con il sistema, Pentagono, giustizia e Partito repubblicano. Da noi no, il sistema, come il cavaliere del Berni o del Boiardo o dell’Ariosto, chissà, “del colpo non accorto, andava combattendo ed era morto”.

 

Traumi come quello del 1993, mafia corruzione e fine dello stato di diritto, devastazione dei partiti e turbolenta supplenza della classe dirigente mediatico-giudiziaria, non si curano con l’aspirina. I loro effetti si cronicizzano, e i veleni continuano a circolare nel sangue in una strenua competizione per l’esazione dell’anima ammalata. Ora fare un governo sarà il meno. Allo stato è quasi impossibile secondo tutti gli osservatori onesti, ma di certe insuperabili difficoltà i parlamenti italiani si sono sempre fatti beffe. Il problema è l’altro, la ricostruzione delle condizioni del governo democratico, la restaurazione delle libertà civili e del rispetto loro dovuto, la reinstaurazione di un principio di legittimità nell’esercizio del potere, il mettere fine al ciclo lungo dell’incompetente carogneria che ha stappato una vittoria elettorale nichilista, spiegabile e inspiegabile ma straordinariamente simile a quel che siamo stati, a quel che siamo, a come ci siamo ridotti.

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Commenti all'articolo

  • davide.lopre

    07 Marzo 2018 - 11:11

    Premettendo che non sono politicamente, come si suol dire, preparato: siamo sicuri che il Cavaliere alimentando l'odio su Renzi, vedi referendum, e sul catastrofismo generale diffuso ( vedi rete 4 etc) non abbia nuociuto a se stesso e all'Italia che tanto ama?

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  • CohleandHart

    06 Marzo 2018 - 15:03

    Mi pare che a contribuire ed alimentare un clima mediatico e poi culturale per cui politica/potere/partiti/istituzioni=merda abbia contribuito tantissimo proprio la sinistra che oggi se ne duole. uno dei principali strumenti è stata la mai rigorosa difesa della politica - che si nutre di attacchi a questa la fa, cioè i politici - proprio dalla sinistra. quando mai ha difesi i propri avversari (o anche alleati, vedi mastella o del turco) dagli attacchi della magistratura? il fantasma dell'onestà vive perché non è mai stato sepolto insieme a craxi. senza pacificazione nazionale, riconoscimento dell'orrore che è stata mani pulite non se ne esce. l'onestà e le manette sono sempre lì. ma quando mai d'alema ha detto nulla di vero e serio a tale proposito? come fa una sinistra in cui c'è proprio grasso? e repubblica (giannini) & co che da 20 anni la mena con il "berlusconismo" che neppure si capisce cosa mai sarebbe? sono tutti di sinistra, di cosa si lamentano? piangano sè stessi.

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    • lucafum

      06 Marzo 2018 - 23:11

      condivido; in estrema sintesi, il grillosalvinismo poulista è stato generato dal giornalismo di sinistra sul manettarismo della sinistra post-comunista, che ha alimentato ininterrottamente per venti lunghi anni l'acredine delle folle. Il fatto nuovo, l'assurdo del contrapasso, è che ad esserne investito dagli effetti sia il PD, proprio nel momento in cui il direttorio ne ha avviato lo sganciamento dagli schemi manichei (e giustizialisti) novecenteschi. Speriamo almeno che questa beffa del destino porti con sè, oltre alla catarsi, anche la coscienza (ed il riconoscimento da parte degli italiani) della rinascita della sinistra in atto - e che parimenti maturino i germi di una destra responsabile, non ancora ben definita ma assolutamente necessaria.

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  • carlo.trinchi

    06 Marzo 2018 - 14:02

    Sempre risucchiati da un nuovo che è un giovane vecchio. Berlusconi tentò l’impresa ma poi nel cercare di districarsi ha finito con l’essere risucchiato ed infine essersi auto abbattuto per figlicidio di prole a suo dire non all’altezza. L’eredità lasciata da Berlusconi, dopo un travaglio di 25 anni, non è, non può essere la faccia di Salvini o Di Maio perché vien voglia di gridare aridatece er puzzone Andreotti che almeno ci capiva degli intrighi di corte montecitorio. Questi hanno vinto, si fa per dire, sull’incapacità gestionale della politica. Migranti, ordine pubblico paura e assegno a vita. L’italia borbonica resuscita perché mai risolta. Ferrara niente rassegnazione. Bisogna uscirne e se “morto un papa se ne fa un altro”, stavolta è vietato sbagliare e un nuovo leader bisogna trovarlo. I due “bravi” in figura no. Non sono l’onda lunga che ha prodotto il 93. Quelli sono l’immagine del paese che a parole non vorremmo mai essere.

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  • carlo.mareels

    06 Marzo 2018 - 13:01

    Ma non esiste qualcuno che possa spiegare al popolo nei termini più semplici e populisti possibili cosa vuol dire doversi rifinanziare un debito del 140% del PIL (ossia centinaia di miliardi all'anno) in un mondo dove i tassi di interesse possono solo salire? Oppure le conseguenze di una troika oppure di un default sovrano? (E possibile che la maggioranza dei italiani sia così disperato da pensare di non avere più niente da perdere?) A parte i politici più o meno populisti io vedo anche delle gravi responsabilità dei media stessi. Lasciando stare i social da parte, i media di massa tradizionali sono bravissimi a riportare quello che fa vendere giornali ( per esempio il populismo sfascista) però un mininimo senso della responsabilità in informare/educare obiettivamente un popolo ingenuo e chiaramente poco preparato? Qua l'unico antidoto e una sana dose di education. I populismi non funzionano bene fuori dei mari di ignoranza. Sfortunatamente sento parlare pochissimo di questo.

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