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Non condannate Vincent Lambert a morire

Un uomo ha il diritto di bere e mangiare anche se non può farlo da solo?

2 Febbraio 2019 alle 06:03

Vincent Lambert condannato a morire

Vincent Lambert

Vincent Lambert ha 42 anni e da dieci è ricoverato in un ospedale di Reims (Francia) in stato di coscienza minima. Respira in modo autonomo, risponde agli stimoli e vive senza essere attaccato a una macchina. La moglie da tempo chiede che siano sospese alimentazione e idratazione, i genitori invece vogliono che il proprio figlio continui a essere alimentato e idratato. Da qui la lunga e penosa contesa legale.

 

Il tribunale amministrativo di Châlons-en-Champagne aveva tempo fa ordinato una perizia medica (l’ennesima) che determinasse il reale stato di coscienza di Lambert. Gli specialisti hanno concluso che il paziente “è in stato vegetativo cronico e irreversibile”, senza possibilità di “accedere a uno stato di coscienza”. Però –  e si tratta di un elemento di non poco conto –  i medici incaricati dal tribunale non ritengono sia in atto alcun accanimento terapeutico e continuare a idratarlo e nutrirlo non può essere considerato un “trattamento irragionevole” né “ostinazione irragionevole”. I giudici leggono il referto medico da loro commissionato e decidono che alimentazione e idratazione vanno sospese, provocando così la morte del paziente. L’avvocato dei genitori, bollando come “scandalosa” la sentenza, ricorda che la perizia in questione è stata contestata da 55 specialisti del settore, i quali hanno messo in discussione perfino il protocollo di valutazione adottato. L’ultima speranza è ora riposta nel Consiglio di stato, chiamato a confermare o ribaltare la sentenza dei magistrati amministrativi. I genitori, sostenuti da una parte consistente della comunità medica francese e dalla chiesa cattolica, definiscono assurdi gli sviluppi della vicenda, innanzitutto perché Lambert non è in fin di vita e se alimentato e idratato potrebbe vivere ancora a lungo. E’ un punto di non ritorno: non si tratta di dubitare dei gravi danni cerebrali del quarantaduenne tetraplegico, bensì di stabilire se un essere umano abbia il diritto di bere e mangiare anche se non è in grado di farlo da solo. Non è solo etica, è questione di civiltà.

Redazione

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