L'isola infelice

L’Islanda ha eliminato i Down, ma ora vuole proibire la circoncisione

3 Febbraio 2018 alle 05:52

L'isola dei pazzi

Una casa abbandonata in Islanda (foto via MaxPixel)

L’Islanda è il primo paese europeo senza nascite di persone con sindrome di Down. La notizia l’estate scorsa fece il giro del mondo. Negli ultimi anni, in media, nascono una o due persone con sindrome di Down all’anno, su una popolazione vicina ai 335 mila abitanti nell’isola dell’Europa settentrionale. Le stime indicano una percentuale ormai vicina al cento per cento di aborti. Succede anche in Danimarca. Nel paese scandinavo, le stime parlano di una percentuale di aborti legati alla possibilità di questa anomalia cromosomica del 98 per cento. L’Islanda vuole intestarsi un altro record: bandire la circoncisione, la più antica pratica ebraica (ma anche medica) al mondo. E’ stato depositato un Disegno di legge in questo senso e voluto a maggioranza. C’è una pena detentiva di sei anni per chiunque sia riconosciuto colpevole di “rimozione di organi sessuali in toto o in parte”. Si descrive la circoncisione come una “violazione” dei diritti. Come può un paese che si vanta di aver sradicato una intera classe di esseri umani, condannata a morte dalla propria malattia genetica, considerare “lesivo della dignità” del bambino il taglio del prepuzio? Ma tutto si tiene nella mentalità eugenetica. La Germania nazista era all’avanguardia nel trattamento degli animali, ma intanto pianificava l’Olocausto dei malati di mente e dei disabili fisici. Era, anche quella, una forma estrema di umanitarismo, della quale gli scandinavi furono infatti pionieri (le sterilizzazioni di massa).

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Commenti all'articolo

  • latomm

    04 Febbraio 2018 - 09:09

    Io trovo assurda tutta questa indignazione. Quando un banbino è nato comunque sia, con problemi di qualsiasi genere, tra cui la sindrome di Down, ha diritto di essere curato, accudito e amato senza alcun limite; con ogni mezzo deve essere contrastata qualsiasi sofferenza sua e dei suoi parenti. Ma prevenire il problema attraverso un mezzo, l'aborto, che al non nato non procura nessuna sofferenza (probabilmente la procura ai genitori che però sono liberi di scegliere) è per me una scelta umana. E' una stupida retorica quella di parlare di una "classe di esseri umani" unificando persone che sono legate da una malttia genetica e alle quali non essendo mai nate sarà risparmiata una vita difficiele. Oppure si vuol sostenere che le persone Dawn sono così prive di consapevolezza della loro differenza da non soffrirne? Certo si fa di tutto per aiutarle e integrarle per quanto possibile, ed è più che giusto e doveroso, ma la sofferenza resta.

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