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Alla ricerca della felicità

Filippo Mazzei, un genio italiano sconosciuto ai più. Uno dei padri della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti e nemico della "decrescita infelice"

 

1 Novembre 2018 alle 06:00

Alla ricerca della felicità

(Foto LaPresse)

Oggi parlo di un genio italiano sconosciuto ai più: Filippo Mazzei. Nato in Toscana nel 1730, visse una vita avventurosa e movimentata. Medico e filosofo, ma soprattutto uomo felice. Viaggiò molto e divenne amico di cinque presidenti degli Stati Uniti: George Washington, John Adams, James Madison, James Monroe e soprattutto Thomas Jefferson, di cui fu ispiratore e mentore. Partecipò alla guerra d’indipendenza americana ed è ritenuto dagli storici uno dei padri della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti.

 

Perché parlo di Mazzei? Perché fu lui a scrivere uno dei princìpi più straordinari della Dichiarazione di indipendenza: “Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”. La ricerca della felicità? Geniale. È l’aspirazione di tutti gli uomini. Tranne dei grillini: loro lavorano intensamente per la “decrescita infelice”. No Tap, No Tav, No tutto? No grazie! Voglio combattere chi nega il nostro “diritto alla ricerca della felicità”. Come? È ancora Mazzei che ci illumina: “Allo scopo di garantire questi diritti sono creati fra gli uomini i Governi; ogni qual volta un Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo e creare un nuovo governo, che possa apportare Sicurezza e Felicità”. Viva Filippo Mazzei, viva la felicità. Stay tuned.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    01 Novembre 2018 - 19:07

    La frase sulla ricerca della felicità è stata per decenni uno dei miei fondamentali riferimenti ideali, poi mi sono reso conto che quella frase non poteva essere accettata acriticamente, ma andava contestualizzata e che, per renderla vera, dopo "tutti gli uomini" mancava il paesaggio "bianchi, maschi, protestanti, proprietari terrieri". E che un inno alla libertà perdeva valore se costituiva il riferimento di un paese che teneva in schiavitù decine di migliaia di persone, sterminava i nativi e maltrattava chiunque non rientrasse nella locuzione mancante. Quanto al passaggio sul cambio di governo che calpesta la felicità, credo che oggi il paese della dichiarazione ne abbia bisogno quanto ne abbiamo, moltissimo, bisogno noi.

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