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Le femministe del #metoo non temono nulla. Tranne il garantismo

Ian McEwan dice di non volersi esprimere sul caso Weinstein e di volere aspettare che la giustizia faccia il suo corso. Apriti cielo 

31 Maggio 2018 alle 16:40

Le femministe del #metoo non temono nulla. Tranne il garantismo

Ian McEwan (foto LaPresse)

Mentre in Italia il movimento #metoo pare aver sortito come principale risultato l’impiego di Asia Argento come giurata di X Factor, lì dove anticamente sedeva il suo ex, in Inghilterra gli ultimi fronzoli del caso Weinstein sfociano in un inatteso dibattito sul ruolo sociale dei letterati. È successo che in un’intervista a Bbc4 Ian McEwan abbia detto che teme la giustizia sommaria e che quindi sospenderà il giudizio sul caso del produttore americano, in attesa che il furor di popolo si plachi e la legge, come per fortuna sta accadendo in queste ore, faccia il proprio corso. Parole di solido buon senso, o addirittura di soave garantismo, nonché elegante scappatoia di fronte alle domande d’attualità che tormentano gli scrittori. Se non che su Twitter la scrittrice Catherine Mayer ha ribattuto stigmatizzando la vanità di questi letterati “secondo i quali ogni loro pensiero è rilevante”.

 

Questo sbotto da parte di una scrittrice che quotidianamente lancia proclami dai social ha quattro possibili interpretazioni. Il pensiero di Ian McEwan non è rilevante perché non coincide con quello di Catherine Mayer. Il pensiero di Ian McEwan non è rilevante perché espressione di un punto di vista maschile. Il pensiero di Ian McEwan non è rilevante perché esposto in seguito alla domanda di un intervistatore anziché con un tweet/post/hashtag/appello/manifesto spontaneo. O, più probabilmente, il pensiero di Ian McEwan non è rilevante perché il suo essersi dedicato a cesellare romanzi di successo in cui scandagliare l’animo umano non lo rende voce tanto autorevole quanto l’autrice di “L’attacco delle donne alte quindici metri: come l’eguaglianza di genere può salvare il mondo” e di “Ciao ragazzi: come il femminismo può salvare il mondo, se non la tua vita sessuale”. Quando l’invidia non si travestiva da militanza, faceva figura più dignitosa.

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Commenti all'articolo

  • lisa

    01 Giugno 2018 - 12:12

    Mi deludono le donne, mi deludono tutte queste amanti delle gogne, tutto qui il femminismo? Fare a pezzi la civiltà, le garanzie? Non sono disposta a seguire tutto questo soltanto perché ho un utero. Anzi, rivendico il mio ruolo di madre (che schifa un po' tutte di questi tempi) e mi impegno affinché mio figlio legga Mc Ewan (e una lunga lista di romanzieri bianchi e occidentali che ho tanto apprezzato), sia un gentiluomo con tutti gli esseri umani che incontra a prescindere dal sesso, rifiuti le gogne con tutto se stesso e, se un giorno venisse accusato ingiustamente, si conceda il lusso di non chiedere i danni, ma di avere pietà del diffamatore, infischiandosene delle deduzioni altrui.

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  • luigi.desa

    31 Maggio 2018 - 19:07

    Un maschio accusato di molestie ( se ha certezza di non essere stato videato) deve ,sì deve non dovrebbe, chiedere un risarcimento milionario per diffamazione ,se non lo fa la prova deduttiva è che ha molestato.

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