Escludere i maschi è un reato di discriminazione sessuale

Università, organizzazioni no-profit, workshop, corsi per le donne finiscono sotto indagine per discriminazione sessuale ai danni degli uomini. Alcuni casi in America raccontano il farsi di una nuova giurisprudenza 

5 Luglio 2018 alle 12:39

Escludere i maschi è un reato di discriminazione sessuale

Ci sono barber shop, discoteche, locali, saune, palestre dove è proibito l'accesso alle donne. Succede anche al contrario, con l'aggiunta che, agli uomini, si proibisce anche d'entrare a corsi universitari, coworking, eventi, workshop dedicati esclusivamente e specificamente alle donne. Qualche maschio, però, si è sentito discriminato in quanto maschio ed è andato dall'avvocato (dov'è ovvio che finiscano tutte le guerre maschi contro femmine) e così, attualmente, la Yale University e la University of Southern California e molti spazi di coworking per sole donne sono indagati per discriminazione ai danni degli uomini e violazione del principio di equità di genere; un'organizzazione che invitava ai propri eventi solo donne per incrementarne il numero nel golf è stata chiusa (dopo una battaglia legale vinta da un avvocato molto attivo sul fronte del gender equality, però dalla parte più inaspettata e cioè maschile: si chiama Alfred Rava). Ci sono guai legali in arrivo perfino per Ladies Get Paid, una no-profit che nello statuto e nelle intenzioni si dichiara “pro-diversity” e che è attivissima nel supportare le imprenditrici e aiutarle a ottenere gli stessi salari dei colleghi (bel cortocircuito, no?): lo scorso anno, due ragazzi esclusi da un evento a Los Angeles (sull'invito era scritto: “benvenute ragazze, spiacenti per i ragazzi!”), hanno deciso di sporgere denuncia appellandosi al Civil Right Act della California, che proibisce la segregazione sulla base di sesso, razza, colore. La giurisprudenza americana, per ora, ha un campionario acerbo in proposito e, pertanto, l'esito dei dibattimenti non è affatto scontato.

 

Chris Dolan, avvocato molto famoso nel campo dei diritti civili, ha spiegato a Slate che il Civil Right ammette una distinzione tra organizzazioni a scopo di lucro e no-profit, dalla quale discende che le seconde, per via del fine sociale che si pongono (come, in questo caso, annientare la discriminazione cronica che è il gender pay gap), non possono essere condannate. In sostanza, discriminazione è quando qualcuno ci guadagna. In più, sempre secondo Dolan, la scelta di alcune organizzazioni a supporto del lavoro femminile di estromettere gli uomini dai propri corsi, trova fondamento in un dato oggettivo e comprovato: in un ambiente professionale o di studio senza uomini, le donne sono più produttive. Il dubbio che i dati alla mano e le relative inferenze non siano immutabili sembra non sfiorare nessuno ed è per questo che si rinuncia alla possibilità che un ambiente misto mini l'efficienza lavorativa di donne e uomini e, per sradicare il problema, se ne creano di esclusivi. È uno specchio fedele della ritrazione delle società aperte in favore di quelle chiuse. È uno dei tanti esempi di difficoltà di coabitazione tra individui diversi e della rinuncia ad affrontare e superare quelle difficoltà. È uno dei tanti muri, questo tra donne e uomini a lavoro, che ci vediamo edificare tutt'intorno. Le attiviste di Ladies Get Paid, intanto, hanno indetto un crowdfunding per pagare le spese legali che dovranno affrontare.

Quest'estate si inaugura, in Finlandia, un resort molto costoso per sole donne. Intenzione dell'imprenditrice che lo ha finanziato e ideato è offrire alle clienti una vacanza in cui essere “libere dalla pressione sessuale”. La diagnosi è chiara ed irreversibile: in presenza dei maschi, le donne danno il peggio, quindi tanto vale levarglieli di torno. Pensatela al contrario: sarebbe ammissibile? Le attiviste sotto processo controbattono che invertire i termini della contesa non si può, essendo termini non alla pari. Aspettiamo la parola dei giudici.

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Commenti all'articolo

  • Leone

    06 Luglio 2018 - 19:07

    Semplicemente assurdo. A noi maschi non dovrebbe essere proprio consentito per legge di paragonarci alle donne, dato che a confronto siamo bestie. Già in Norvegia le donne sono costrette a fare il servizio militare obbligatorio come i maschi in nome di una strana parità, senza che l'Europa abbia detto una sola parola contro una situazione che a me sembra una vera e propria violenza alle donne. Spero almeno che l'addestramento sia adeguato al genere. Mi viene da pensare a quei maschietti che si lamentano di essere stati picchiati o addirittura stuprati dalle donne o che paragonano la circoncisione maschile alle mutilazioni femminili. Se vogliono sentirsi donne non ho nulla in contrario, ma lo dichiarino apertamente e non parlino di discriminazione del genere maschile, perchè noi maschi alle loro stupidaggini non ci stiamo! Per le donne voglio diritti e privilegi. Per noi maschi bastano i doveri! D'accordo anch'io alla rivalutazione della segregazione dei sessi.

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  • joepelikan

    06 Luglio 2018 - 02:02

    Questi maschietti lagnosi che fanno le cause mi stanno antipatici: un uomo che si vuole infilare in certi pollai non è tale, a meno che non abbia secondi fini: in fondo, noi maschi siamo essenzialisti biologici e quindi il concetto di genere ci è incomprensibile: per noi l'organo determina il sesso. Punto. E poi, bisognerebbe rivalutare la segregazione tra i sessi: le femministe non hanno tutti i torti, in certi momenti ci si infastidisce a vicenda.

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    • Massimo Emiliano

      07 Luglio 2018 - 01:01

      Lei è una femminuccia, dica la verità. In caso contrario, parli per sé.

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