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Finalmente uno scrittore di destra, l'insospettabile Antonio Moresco

Il suo ultimo libro “L’addio” (Giunti) non è solo la storia di un poliziotto morto che torna nella città dei vivi per fermare una ramificata gang di stupratori infanticidi.. E' la dolorosa presa di coscienza del dato di fatto che su questa terra il male è inestirpabile.

13 Maggio 2016 alle 18:18

Finalmente uno scrittore di destra, l'insospettabile Antonio Moresco

Antonio Moresco

Abbiamo un nuovo scrittore di destra, l’insospettabile Antonio Moresco. Nessuno lo dirà presentandolo oggi al Salone del Libro di Torino, però “L’addio” (Giunti) non è solo la storia di un poliziotto morto che torna nella città dei vivi per fermare una ramificata gang di stupratori infanticidi; non è solo un giusto canto di dolore per la durevole profanazione dei bambini di cui ci accorgiamo solo quando la cronaca ce la fa esplodere in faccia. Quest’ultimo romanzo che Moresco non voleva scrivere, preferendo ragionevolmente la solitudine e la contemplazione alle fiere e alle presentazioni, è la dolorosa presa di coscienza del dato di fatto che su questa terra il male è inestirpabile perché – antologizzo le frasi che ho sottolineato – più lo combattiamo più il male si rafforza, più crediamo di sconfiggerlo più siamo abbracciati a esso.

 

Moresco può avere avuto tutte le esperienze di estrema sinistra che vuole, però della sinistra non condivide il mito russoviano che gli uomini siano naturalmente buoni; quindi riterrà anche che gli uomini non vadano giustificati e fomentati nei loro desideri, bensì compresi e indirizzati. Può anche essere stato extraparlamentare fino alla galera, però non ricade nella vana illusione che basti l’amore a rendere buono qualsiasi atto, perché “il male viene prima del bene e l’amore è solo un sogno che viene dopo”. Su tutto il resto possiamo discutere, ma questa è destra reale e razionale.

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