Data vs Dada

Edoardo Camurri

Opporre al Dataismo della Macchina algoritmica un nuovo Dadaismo dell’Immaginazione

Non sappiamo ancora come ci risveglieremo da questo orrore. Probabilmente avremo a che fare con una cinesizzazione del mondo e la Macchina algoritmica sarà ancora più potente, capace addirittura di utilizzare le nuove leggi sulla privacy che nel frattempo proveremo a opporle come un magnifico cavallo di Troia con cui legittimarsi dinanzi a un’opinione pubblica ridotta a fantasma. La lezione è questa: se una cosa si può fare, si fa. “Se nulla è vero, tutto è permesso”. Abbandoniamo dunque la speranza riformista e proviamo con l’ucronia: come se fossimo già là dove siamo, e cioè nella fase decisiva del capitalismo della sorveglianza e della cinesizzazione delle democrazie liberali occidentali. Il virus ha semplicemente accelerato questo processo; il 2666 è già arrivato e sta agendo retroattivamente dal futuro.

 

Quello che sappiamo è che la Macchina algoritmica (o la cinesizzazione del mondo) punta, sorvegliandoci e controllandoci, a renderci prevedibili; in cambio ci offre una realtà nella quale, riconoscendoci e sentendoci protetti, vengono eliminate ogni alternativa e ogni possibilità di cambiamento. La Macchina è costruita per anestetizzarci in una domenica della vita in cui ogni cosa perde l’oscurità propria e diventa Unheimlich, familiare in senso inquietante; è il patto di Faust con il diavolo: la tua anima in cambio di una parodia della conoscenza assoluta. Lo stato d’animo prodotto dagli antidepressivi diventa così Zeitgeist: come una malattia inoculata, la Macchina algoritmica esercita la sua Autorità estraendo in continuazione dati dai nostri comportamenti e dalle nostre idee per restituirci una realtà che ci chiude in un mondo a immagine e somiglianza della Macchina, in una quarantena dello spirito.

 

Il termine Autorità ha conseguenze importanti per questo tentativo di discorso; la sua definizione potrebbe incardinarsi in questo modo: “Tutte le forma di Autorità hanno in comune il fatto che permettono di esercitare un’azione che non provoca reazione, perché coloro che potrebbero reagire si astengono coscientemente e volontariamente dal farlo”. Sono parole di Alexandre Kojève, il filosofo che, negli anni Trenta del Novecento, annunciò la fine della Storia, il ritorno dell’uomo all’animalità e la conquista di un sapere assoluto che si esprime, sfera muta e opaca, solo emettendo e ricevendo silenzio; si tratta del silenzio che avvolge la vita al seguito della vittoria di una tirannia universale la cui autorità, non trovando più resistenza, elimina in un circolo vizioso ogni possibilità di generare cambiamenti: la Storia è finita.

 

Non esiste ragionevolezza settecentesca capace di rispondere a questa chiusura. Occorrerebbe forse, al contrario, capire come non rendersi computazionabili, diffondere una pedagogia del non profilabile. Al Dataismo della Macchina servirebbe opporre un nuovo Dadaismo dell’Immaginazione.

 

Hugo Ball, uno dei fondatori del dadaismo e sublime studioso della mistica bizantina, espresse chiaramente questo pensiero in un suo diario postumo del 1927. E’ una pagina che risplende ancora di più se letta tremando, tenendo cioè a mente la nostra situazione: “Domina una specie di fatalismo economico che assegna a ogni individuo, che voglia o meno opporre resistenza, una determinata funzione, e con ciò un interesse e il suo carattere (è il funzionamento della Macchina algoritmica e la logica con cui esercita vittoriosamente l’essenza dell’Autorità così come l’ha definita Kojève, ndr). (…) La domanda più profonda, giorno e notte, è: esiste da qualche parte un potere, sufficientemente forte e soprattutto vivo, che possa annullare questa condizione? E se no, come ci si può sottrarre a ciò? (è eloquente come Ball individui non tanto nella forza quanto nella vitalità l’elemento decisivo in questa battaglia contro la Macchina: la forza tende a organizzarsi e a pensarsi militarmente, quindi a diventare una procedura intelligente e profilabile, la vitalità invece è una pura espressione di irriconoscibilità e imprevedibilità ed è tale al massimo delle sue potenzialità quanto meno è addomesticabile, ndr) All’intelletto piace lasciarsi addestrare e incastrare. Ma – continua Hugo Ball – si può placare il cuore degli uomini a tal punto che i suoi moti diventino prevedibili? (…) Ciò di cui c’è bisogno è di una lega di tutti quelli che vogliono evitare il meccanismo; una forma di vita che resista all’utilizzabilità. La dedizione orgiastica all’opposto di tutto ciò che è utilizzabile e utile”.

 

Secondo Kojève, l’unica possibilità che la fine della Storia ci ha lasciato è quella di rivivere, in una specie di retromania museale, i momenti del passato giocando a ripeterli; ed è infatti ciò che accade con la Macchina algoritmica che dispone il sapere umano nell’atemporalità spaziale del cyberspazio. Viene allora da chiedersi: se nel romanzo “La nube purpurea” Matthew Shiel, l’ultimo sopravvissuto del pianeta, si divertiva a fare saltare in aria col tritolo le disabitate capitali del mondo, oggi è possibile far saltare in aria questa situazione con la dedizione orgiastica di cui parla Ball? Non servirebbe anche un contro-rituale capace di sciogliere l’incantesimo della chiusura? Continuiamo a ragionare secondo i principi dell’ucronia secondo i quali in ogni sviluppo storico del passato esistono virtualità che non si sono ancora manifestate e verificate nella realtà. “Cosa sarebbe successo se?” è la domanda che non smette di tormentare l’ucronista mentre il desiderio del dadaista è di poter davvero rievocare sciamanicamente i demoni del passato per scatenarli nel presente.

 

Per riassumere: il dataismo della Macchina si è appropriato del futuro per chiuderci nel passato, mentre i fantasmi del passato sono i possibili alleati di un dadaismo del futuro. 2666 tornerà a questo serpente che si mangia la coda.

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