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Dopo l’Iraq non fuggiamo Kabul

Il generale Petraeus chiede agli Stati Uniti di non ritirarsi

19 Agosto 2019 alle 09:54

Dopo l’Iraq non fuggiamo Kabul

Soldati americani vicino Helmand, in Afghanistan (foto LaPresse)

"L’annuncio di un accordo di pace tra Stati Uniti e talebani pare imminente. Gli Stati Uniti prometteranno di ridurre la propria presenza militare in Afghanistan in cambio dell’impegno dei talebani a cooperare contro il terrorismo internazionale e a avviare dei colloqui con il governo afgano", scrive il comandante emerito americano David Petraeus sul Wall Street Journal. Il popolo americano e afgano prega per la conclusione del conflitto. Ma Washington deve procedere con cautela perché, anche se la diminuzione della presenza militare è auspicabile, Trump non deve fare l’errore che il suo predecessore ha fatto in Iraq. L’Afghanistan di oggi non è stabile come l’Iraq nel 2011, quando Obama ha ordinato il ritiro delle forze armate.

 

I talebani sono ancora molto potenti e nell’area è presente anche una ventina di organizzazioni terroristiche. “Fino a quando i talebani non dimostreranno di avere sia la determinazione che la capacità di collaborare con il governo afgano per combattere il terrorismo internazionale – e ci sono molte ragioni per dubitare di ciò – il buon senso impone agli Stati Uniti di conservare i propri mezzi per fare pressione sui gruppi estremisti che minacciano l’America e i suoi alleati”, scrive Petraeus. Il disfacimento dell’Iraq del 2011 era prevedibile, ma non assicurato. Abbandonare l’Afghanistan oggi vorrebbe dire, invece, consegnare il paese a una guerra civile senza ombra di dubbio. Gli attacchi ai civili e l’opposizione alle elezioni previste per quest’autunno, senza contare la resistenza a un accordo formale di cessate il fuoco, sono tutti segnali che preannunciano ciò che farebbero i talebani in una situazione di dominio militare: ribaltare il governo per imporre le proprie leggi. In quel caso, pensare che qualche drone o qualche operazione comandata da remoto possa tenere testa alle milizie islamiste è solo una fantasia. L’Afghanistan non ha sbocchi sul mare e dunque le basi aeree sono molto, troppo distanti per essere efficaci. Mantenere poche migliaia di truppe americane sul territorio conviene, anche se molti pensano il contrario. Il prezzo per gli Stati Uniti sarebbe molto più alto se al Qaida o l’Isis riuscissero a costruire una piattaforma militare sul suolo afgano. Obama pensava che abbandonare l’Iraq avrebbe liberato risorse da reinvestire in altri modi. Purtroppo l’ascesa dell’Isis in Iraq e Siria ha costretto l’Amministrazione americana a inviare migliaia di soldati in guerra per ristabilire la pace. Se gli Stati Uniti abbandonano l’Afghanistan è probabile che ciò accada di nuovo.

 

“L’alternativa è riconoscere che gli Stati Uniti non hanno bisogno di un piano per andarsene, ma una strategia per rimanere”, scrive l’ex comandante. “I soldati americani avrebbero risposto in modo più efficace alla nascita dell’Isis se fossero rimasti in Iraq: la scelta di abbandonare l’Afghanistan è a oggi indifendibile”.

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