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Il falso mito della sovranità nazionale

L’Ue è nata dalla caduta degli imperi, scrive Snyder

13 Maggio 2019 alle 08:37

Il falso mito della sovranità nazionale

Foto LaPresse

“Gli europei stanno pagando un prezzo per avere creduto nel loro stesso mito”, scrive lo storico di Yale Timothy Snyder su Politico: “Con le furie della Brexit e il futuro dell’Unione europea di nuovo in discussione, i sostenitori del progetto europeo sono gravati da una storia fondativa che non trova alcun riscontro nei fatti storici. Che siano amici o nemici dell’Ue, gli europei credono nella favola della nazione saggia. Secondo questa narrazione, gli stati nazionali europei hanno alle loro spalle una storia lunga e ricca. Hanno imparato dalla Seconda guerra mondiale che la guerra è brutta, e quindi si sono riuniti in una cooperazione pacifica.

 

Agli amici del progetto europeo piace questa favola perché racconta una storia di sviluppo e progresso, e conferisce agli europei un senso di superiorità sugli americani. Ma i nemici dell’Ue condividono questa narrazione allo stesso modo, perché implica che lo stato nazionale sia sempre esistito e un tempo prendeva le decisioni. Loro sostengono che se uno stato sceglie di entrare nell’Ue può scegliere di uscire in ogni momento.

  

Tuttavia, la favola della nazione saggia è falsa. La storia dello stato nazionale nell’Europa centro-occidentale è praticamente inesistente; nell’est Europa esiste ma non è gloriosa. Gli stati nazionali nei Balcani hanno creato le condizioni per la Prima guerra mondiale. Successivamente, sono nati sei nuovi stati nazionali nell’est Europa ma sono tutti scomparsi dalla mappa verso la metà della Seconda guerra mondiale. Non sono stati gli stati nazionali ad avviare il processo di integrazione europea. Semmai, sono stati gli imperi sulla via del tramonto, sfiniti dai loro sforzi coloniali.

  

Non è una coincidenza che la Germania abbia guidato questo processo di integrazione. La sconfitta del paese nella Seconda guerra mondiale è stata l’inizio della fine del colonialismo europeo. Altre potenze occidentali hanno seguito nel processo di integrazione. Contenere i propri imperi era diventato troppo costoso, quindi hanno trovato i mercati europei e un’identità europea. Dagli anni Quaranta fino agli anni Ottanta, l’Europa si è ritirata dalla colonia per trovare sé stessa. L’Ue è il dolce atterraggio dopo l’impero. L’Unione ha consentito agli europei di prendersi gioco del fato. Pensateci: le società che hanno combattuto due guerre mondiali e che hanno perso degli imperi estesi oggi hanno tra i più alti tenori di vita al mondo. Solitamente, il collasso degli imperi significa il collasso della civiltà. L’Europa è riuscita a fare l’opposto. L’Ue protegge i suoi cittadini dagli imperi di oggi: questi includono Cina, America, Russia, Amazon, Facebook, Google. Se la Brexit dovesse andare in porto, i brexiteers sarebbero gli agenti di un impero straniero. Alcuni già lo sono. La missione storica dell’Ue è quella di riunire i frammenti degli imperi europei falliti. Dimenticarsi questa verità storica, come hanno fatto gli europei – e in particolare i britannici – significa mettere a rischio lo stile di vita che loro danno per scontato”.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    13 Maggio 2019 - 13:01

    Ogni giorno nel gran pollaio che è la chiacchiera politica ,una gallina si mette la cresta del gallo e all'alba fa cocorico-cò

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    • carlo.trinchi

      13 Maggio 2019 - 15:03

      Ben detto

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      • Skybolt

        13 Maggio 2019 - 18:06

        La più bella è che l'integrazione europea "ha coinciso" con la decolonizzazione... se per quello "ha coinciso" anche con tante di quelle altre cose... ma tanto come dice il buon Desa, basta fare ronzio europeista.

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