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E se l’Europa fosse condannata?

Perché la crisi economica ha colpito più duro qui che in America. L'analisi di Bloomberg

6 Maggio 2019 alle 11:27

E se l’Europa fosse condannata?

La manifestazione pro-europea a Berlino (Foto LaPresse)

“Sebbene la crisi economica abbia avuto inizio negli Stati Uniti, il crollo provocato in Europa ha avuto conseguenze più gravi”, scrive Noah Smith. “Un decennio più tardi, le economie degli Stati Uniti e dell’Unione europea hanno entrambe in gran parte recuperato, ma alcuni dei paesi europei più duramente colpiti – Grecia, Italia e Spagna – non sono così in forma. L’integrazione europea è stata un progetto fragile fin dall’inizio. A differenza degli Stati Uniti, l’Ue era linguisticamente frammentata, con molti secoli di storia di conflitti politici. Gli elettori di Francia e Paesi Bassi hanno respinto una bozza di Costituzione europea nel 2005, e il Regno Unito era troppo scettico per aderire anche alla zona euro. Senza il pieno consenso di membri importanti come la Francia e il Regno Unito, l’Unione non è mai stata in grado di avvicinarsi al tipo di unità che si trova negli Stati Uniti. La domanda è se quella crisi rappresenti un punto di svolta per l’Europa, uno choc che funge da catalizzatore di un lungo, inesorabile declino.

 

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Al di là dello scoppiettante recupero della Grecia e dell’Italia, ci sono molti altri segnali che questo scenario pessimistico si realizzerà. Oltre alla frammentazione e al goffo processo decisionale, l’Europa soffre di un’altra debolezza fondamentale: bassi tassi di fertilità. Il calo della popolazione metterà a dura prova i sistemi pensionistici. L’ovvia risposta politica è di aumentare l’immigrazione al fine di mantenere i livelli di popolazione, ma l’Europa non è tradizionalmente abituata alla diversità (come hanno dimostrato i recenti disordini politici sull’immigrazione), e i suoi mercati del lavoro possono essere troppo rigidi per assorbire un gran numero di nuovi arrivati. Quindi ci sono molte ragioni per credere che i futuri storici possano vedere la crisi finanziaria come il punto di svolta quando l’Europa ha iniziato a declinare. Il periodo di pace, prosperità e stabilità tra la fine della Seconda guerra mondiale e il 2008 potrebbe rivelarsi solo un breve altopiano soleggiato tra l’ascesa e la caduta di un continente la cui tecnologia ed economia un tempo dominavano il mondo”.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    06 Maggio 2019 - 14:02

    La "comparazione" della dinamica storica USA- USE rivela una parte dei problemi europei. Il vero problema è la "cessione" di sovranità delle varie nazioni che non si alimenta in un "sentire comune" per un destino comune. Diventa quindi difficilissimo la cessione di sovranità e addirittura sentita come una diminuzione e d'altro canto tale cessione si accentra in un "Consiglio Europeo" nel quale i capi di stato determinano in ultima istanza le politiche: ne deriva una dominanza di alcuni Stati dovuta proprio, come sopra riportavo, alla mancanza del sentire di un destino comune e di una politica coerente; da ciò ne deriva trattati fra Stati che, quindi "sentono" il prorprio destino e non quello comune ("Aquisgrana" ne è un esempio). Tra l'altro, a parte l'interdipendenza tra gli stati europei, come avrebbe fatto, nel tempo la GB a restare con 2 monete? E ciò la dice lunga , per altre vie, sul destino comune.

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