Ansa

Terrazzo

Welcome to Gabibbo. Una proposta per rilanciare la Liguria

Giulio Silvano

Non solo veneri di Botticelli. Ecco una mascotte da campagna regionale già pronta, senza dover chiamare Armando Testa e affini. Magari mentre mangia la farinata davanti al porto di Spezia, o che assaggia i pescetti fritti davanti al porto antico di Genova

Puff. E’ sparita la Venere influencer, prodotto di punta dell’immaginario governativo in salsa Forte dei Marmi, involontaria parodia ferragnesca dell’Italia da sketch di SNL, con la pizza napoletana sul lago di Como. Restano però le mascotte liguri. Basta scavallare il Tirreno, a nord, in pochi minuti di barca a vela dal Twiga ed ecco che si arriva accolti da queste creature create dall’Agenzia regionale per la promozione turistica, le mascotte dei parchi liguri che fanno concorrenza alle Yuru-Kyara della metro di Tokyo. Dei Pokémon al pesto, insomma, ben lontani dall’estetica botticelliana.

Ogni location ha il suo, il parco di Montemarcello ha una simpatica farfalla con occhi da manga e cappellino da camionista/hipster, le alpi liguri un felino, Genetta, che ti invita a scoprire “la fioritura di rododendri più estesa d’Europa”, e poi il sasso antropomorfo di Piana Crixia, il corbezzolo di Portofino e la mucca Cabannina che ti sprona a esplorare i “sentieri percorsi da Albert Einstein” nel parco dell’Antola. Forse il tentativo è quello di allontanare le orde dalle spiagge sovraffollate, dalle piazzette dei centri storici a bordo mare dove si aspetta il tramonto per una bella foto social, dai porticcioli del Tigullio di chi arriva in crociera, e invitarle a scoprire l’entroterra – si fa per dire, in una regione così sottile – e sostituire agli stabilimenti balneari gli agriturismi, ai calamari i testaroli. O forse è per farla diventare una regione visitabile anche fuori stagione, valorizzandone “il mare verde” – cioè i prati in pendenza, i terrazzamenti – e non solo le bandiere blu.

 

Come tutti i liguri, anche le mascotte dei parchi sono schive, vanno cercate nel profilo Instagram @lamialiguria, tra close up del muretto di Alassio e murales di Paolo Villaggio. E in effetti, questa terra conquistata per tre mesi l’anno dai longobardi – altro che i lanzichenecchi su rotaia elkanniani – che arrivano con le loro tote bag di Fondazione Prada e i loro taaac!, ha davvero bisogno di nuove campagne quando, alle Cinque Terre, si pensa di mettere i tornelli stile Venezia- Disneyworld? I liguri, popolo di poeti, di navigatori, di comici, di ristoratori che ti fanno pagare due euro in più se ti tagliano un toast a metà.

E pensare che la Liguria, polemiche con la Western Kentucky University a parte, ha già la sua mascotte, il miglior prodotto dell’albenganese Antonio Ricci: il Gabibbo, sdoganatore del genovese in Tv, con i suoi belin e i suoi belandi tra Paperissime, Striscia, Veline e Velone. Il pupazzo che ha seppellito Uan e Dodò. Ecco una mascotte da campagna regionale già pronta, senza dover chiamare Armando Testa e affini. Un bel Gabibbo che mangia la farinata davanti al porto di Spezia, o che assaggia i pescetti fritti davanti al porto antico di Genova, o che si beve lo sciacchetrà davanti alla casa monterossina di Montale. Insomma, aridatece il Gabibbo.

Di più su questi argomenti: