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Cristiano Toraldo di Francia

Innovatore apprezzato e copiato in mezzo mondo. Ritratto dell'architetto fiorentino

3 Agosto 2019 alle 06:14

Cristiano Toraldo di Francia

Natalini (in piedi) e Toraldo nel 1966

Era nato a Firenze durante la guerra, Cristiano Toraldo di Francia (1941-2019). Discendente di una antica famiglia di Tropea, figlio di un fisico teorico e di una mamma molto impegnata a cercare da mangiare per il piccolo, a causa della sua denutrizione manterrà per tutta la vita dei lineamenti infantili, motivo per cui ha sempre lasciato crescere lunghi baffi e barba. Imparentato con Tristano Codignola e quindi con Roberto Calasso, «da bambini si andava a fare le zingarate», crebbe con gli ideali di Giustizia e Libertà, quelli della tradizione liberalsocialista fondata dai fratelli fiorentini Carlo e Nello Rosselli.

 

Da ragazzino ebbe una crisi mistica, in ossequio al suo nome, ma poi si iscrisse ad architettura seguendo i corsi dei tre Leonardo: Benevolo, Ricci e Savioli. L’alluvione del 1966 fu complice dell’apertura di uno studio in un posto più in alto, piazza Bellosguardo dove in passato lavorarono anche Galileo Galilei, Ugo Foscolo, Eugenio Montale. Invece Toraldo, che per arrotondare faceva il fotografo di moda per le case autoctone come Ferragamo, insieme con il suo compagno di studi pistoiese Adolfo Natalini fondarono il Superstudio, volendo fare architettura a tutti i costi, anche senza committenti. La presenza di un collegio femminile americano attiguo allo studio e l’aria libertaria del ’68 fecero il resto. Il ciclo del Monumento Continuo, una serie di collage di ieratici parallelepipedi vetrati che si sovrapponevano con indifferenza a metropoli e paesaggi esotici, conobbe un’immediata fortuna e pubblicati in Giappone, Usa, Inghilterra, in Italia dapprima su “Domus” e poi sulla “Casabella” di Alessandro Mendini. Ancora oggi conservano una freschezza tale da essere scopiazzati da architetti e grafici di mezzo mondo.

 

Insieme agli altri gruppi fiorentini Archizoom, 9999, Pettena, Buti, Ziggurat e altri finirono al MoMA nel 1972 per la grande mostra Italy The New Domestic Landscape che usava il progetto non come ingenua fuga verso l’utopia, ma come strumento critico. Iniziarono i pellegrinaggi al Bellosguardo di giovani fan come Rem Koolhaas, Daniel Libeskind, e altri. Sciolto il Superstudio, Toraldo iniziò un suo percorso professionale autonomo dapprima in Toscana dove realizzò la pensilina della Stazione di Firenze – poi demolita da Matteo Renzi -, quindi nelle Marche dove ha realizzato l’autostazione di Macerata o il grande cinema multiplex di Pesaro. Docente ad Ascoli Piceno amatissimo dagli studenti per la curiosità progettuale verso i confini fra architettura e design esplorati sul piano della moda con abiti abitabili del tutto sperimentali che gli ricordavano quelli posticci indossati durante la guerra. Si è spento martedì per una rara malattia a 77 anni. Era anche una persona estremamente gentile, come ha ricordato Rem Koolhaas in un messaggio commosso (“he was so nice”).

Manuel Orazi

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