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Vogue e discoteche

I club, i vestiti, la moda. Quando Firenze era un po’ New York

4 Agosto 2019 alle 06:18

Vogue e discoteche

Cristiano Toraldo

Tra le tante innovazioni dell’architettura radicale che nasce a Firenze, in una dicotomia tipo Beatles (Superstudio) e Rolling Stones (Archizoom) sorgono negli anni Sessanta sperimentazioni inusitate e proibite. Le discoteche, inventate col Piper e il Mach 2 da Superstudio, dove non si balla soltanto, ma si fanno appunto azioni di living theatre e proiezioni visive (che oggi si chiamerebbero immersioni). Lo Space Electronic è poi la prima disco d’Italia con una sua grafica e il suo design. Nascono luoghi subito leggendari come il Piper di Roma, e il Bamba Issa di Forte dei marmi, costruito sulla spiaggia della villa Agnelli. Allo Space Electronic, un vero orto naturale, con allestimenti con cavolo cappuccio, e citazione della ribollita. Nasce il “club design”, nicchia di studio delle più esclusive. I radicali si buttano poi su un altro settore ancora più proibito, considerato disonorevole e femminile: la moda.

 

A Firenze erano ancora tutte autoctone le maison di Gucci e Pucci, ma Toraldo collaborò in particolare con Ferragamo trascinando il suo amico Adolfo Natalini nella sperimentazione delle "vetrine viventi" dove oltre a una vera modella entravano anche loro come modelli di supporto secondario. Toraldo ha condiviso più di altri l'interesse per il design applicato al vestiario, così come fecero gli Archizoom, autori di buffe calze pelose e vestiti disfunzionali e unisex che contestavano il sistema della moda e il sessismo metoo già prima del '68. Grazie a questo lavoro, Toraldo collabora a "Vogue" e conosce Ugo Mulas, suo collega, che infatti firma il primo ritratto ufficiale del Superstudio. L’anno scorso una mostra aveva celebrato le ricerche sulla moda di Toraldo, tra cui vestiti sperimentali, abiti costruiti con scarti di produzione, abiti rifugio, o ispirati a romanzi.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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