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Verdi Beach Party

Macbeth e Rigoletto nevrotici all’aperto a Macerata

27 Luglio 2019 alle 06:00

Verdi Beach Party

Scenografia del "Rigoletto" per il Macerata Opera Festival, dettaglio

In scena non ci sono ufficiali nazisti ed è già un ottimo inizio: il Macerata Opera Festival (fino all’11 agosto) offre quest’anno nel pregiato Sferisterio soprattutto versioni psicologiche da Dsm dei best of verdiani. Due attrazioni si son viste, in particolare in questo Verdi Beach Party: un “Macbeth” con la regia di Emma Dante, e un “Rigoletto” in versione luna park. Nel primo, tanti ballerini come al solito molto agitati, con piselloni applicati agli short, lettini ospedalieri che scutrettolano liberi, grandi cancellate, tra streghe che roteano ampie capigliature e fichi d’India amovibili, panze e gravidanze, mentre lady Macbeth pianifica le stragi. Nel “Rigoletto” di Federico Grazzini invece la scena si svolge in un cupo luna park un po’ dismesso, con passeggiatrici e food-truck che non smerciano quinoa artigianali bensì birrone industriali a un Duca di Mantova coatto in canotta, interpretato dal nerboruto Enea Scala, che fa pure uno strip tease, ma senza full frontal.

 

Rigoletto, invece, buffone come si vuole assai depresso, è interpretato dal baritono mongolo Amartuvshin Enkhbat, dalla camminata pesante e signorile che pare il Sassaroli di “Amici miei” (e parte subito “Bella figlia dell’amore”). Per tutti servirebbero, è chiaro, tanti psicofarmaci, un antidepressivo per Rigoletto e diversi Xanax per lady Macbeth, che istiga il marito alle carneficine anche inutili come una Claire Underwood di “House of Cards” (ma con inconscio più disastroso). Lo sbrocco, modernissimo, è rappresentato con un grande classico del Doc, il Disturbo ossessivo compulsivo, cioè il continuo lavarsi le mani. E però, a parte il Dsm, che opera sessista e patriarcale questo Macbetto: eppure trascurata dal MeToo (come in generale tutta la lirica, che pure offrirebbe tanti spunti, retroattivamente).

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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