Ritornano i paesaggi di Guido Guidi

Michele Masneri

Finalmente il potere culturale internazionale si è accorto di uno dei nostri fotografi maggiori viventi

Finalmente il potere culturale internazionale (Guardian, Le Monde, Frieze) si è accorto di uno dei nostri fotografi maggiori viventi, Guido Guidi. Maestro appartato di Cesena, studente di Bruno Zevi e Carlo Scarpa allo Iuav di Venezia (dove ha insegnato a lungo), protagonista del Viaggio in Italia di Luigi Ghirri e Gianni Celati, ma autore completamente autonomo e amante delle vie meno battute come la strada Romea o quelle del Triveneto o in generale lungo l'Adriatico. Negli ultimi anni è stato molto utile il lavoro critico di Antonello Frongia prima e di Francesco Zanot poi, consulente e direttore di diverse istituzioni pubbliche e private (Pac, Osservatorio Prada sulla Fotografia, Galleria Viasaterna), ma soprattutto collaboratore della casa editrice londinese Mack già responsabile del rilancio internazionale di Ghirri.

 

“Per strada” (pp. 464, €60 euro), presentato ad Artissima, è il titolo di un trittico riunito in un cofanetto e pubblicato sempre da Mack che raccoglie paesaggi guidiani degli anni Ottanta e Novanta dalla via Emilia alta fino alla sua Romagna, quella interna più cupa, intimista, che guarda verso il Casentino e il Montefeltro di Piero della Francesca, più che alla riviera tondelliana. La strada per Guidi non è solo quella carrabile, ma anche e soprattutto un percorso sghembo e obliquo come una fila di pali, un lungo fiume, un sentiero fra gli alberi. I paesaggi guidiani sono scenari ideali per i personaggi del racconto di Silvio D'Arzo, “L'uomo che camminava per le strade”: soldatini abbandonati, insegnanti disillusi, adolescenti già stanchi, fedeli che pregano un Dio “solo, senza desideri, avvolto da arcipelaghi di nubi”.

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