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Messa in scena domestica

Taglio di nastri, selfie e telecamera per l'inaugurazione degli edifici. Ma cosa succede quando nessuno li guarda?

8 Dicembre 2018 alle 06:00

Messa in scena domestica

Frame di "MoriyamaSan" di Bèla & Lemoine

Di solito politici, architetti e giornalisti intervengono famelici alla consegna d’edifici per tagliare nastri e fare selfie a uso di telecamera o social network - come sono lontani i tempi della sobrietà bresciana di Mino Martinazzoli, che comandava grandi opere ma poi non andava a inaugurarle, ritenendolo un costume estremamente volgare. L’inaugurazione (insieme al suo contrario, la demolizione, oggi in voga) può essere multipla, e non portare a nulla. Una volta pluri-inaugurato, o pluri-demolito, l'edificio viene abbandonato a sé stesso. Come (nel primo caso) la Nuvola di Fuksas che, spiaggiata tipo Capodoglio all’Eur, ritrova vita solo in questi giorni per la fiera del libro “Più libri più liberi”, dopo che la precedente edizione della kermesse editoriale l’aveva lasciata abbandonata per un anno.

 

Cosa succede agli edifici quando nessuno li guarda? Quali sono le loro relazioni con i loro abitanti, con chi ci lavora? Il duo italo-francese Bêka & Lemoine da una decina d'anni ha dedicato alla vita segreta delle case tutta la sua attenzione di registi e videomaker. Il primo video è stato girato nella Villa Lemoine di Rem Koolhaas a Bordeaux, una casa progettata per un signore in sedie a rotelle e perciò studiata intorno a una piattaforma centrale che si alza su tre piani dalla cucina in basso, al salotto: su fino alla zona notte e biblioteca. La guida in questo caso non è un critico di architettura né uno degli abitanti, bensì Guadalupe Acedo, la domestica di origini portoghesi, che con aspirapolvere e ramazza offre il suo punto di vista (ma già Le Corbusier, proprio a Bordeaux, aveva costruito il primo quartiere moderno che voleva solo a superfici lisce senza decorazioni e quindi lavabili come un'automobile).

 

Due anni fa la consacrazione: il MoMA di New York ha acquisito l'intera produzione dei due registi, che spazia fra i continenti e le archistar (Meier, Herzog&de Meuron, Piano, Gehry, Ingels, ma anche opere pubbliche meno come il londinese Barbican) nella collezione permanente. Martedì 18 dicembre Ila Bêka e Louise Lemoine presenteranno a Roma all'Inarch/Lazio (Cinema dei Piccoli, ore 19) il loro ultimo film documentario, “Moriyama-San”, che racconta una settimana nella vita del signor Moriyama, giapponese amante dell'arte, dell’architettura, della musica, e abitante di una delle icone dell’architettura contemporanea del Giappone, costruita nel 2005 dal premio Pritzker Ryue Nishizawa (associato a Kazuyo Sejima nello studio Sanaa).

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