Il senso del #MeToo per il mattone

Come investire sulle occasioni immobiliari create dallo scandalo Weinstein

1 Aprile 2018 alle 06:10

Il senso del #MeToo per il mattone

Harvey Weinstein (foto LaPresse)

Non sogni, ma solide realtà. Esiste qualcosa come la disgrazia immobiliare, quando cioè il venditore diventa talmente sinistro che nessuno poi vuole comprare la sua casa.

 

Normalmente le “haunted homes” hanno a che fare con antenati stravaganti sottoposti a morti solitamente efferate, e possono diventare anche oggetto di turismo di nicchia (con trascinamenti di catene, sospiri, eccetera). Poi ci sono invece quelle proprietà chiaramente maledette che continuamente passano di mano nonostante la jella catastale: è il caso per esempio di Cà Dario, il celebre palazzo veneziano che da seicento anni porta male accaventiquattro. Causando lo sterminio di varie personalità tra cui il committente Giovanni Dario, che a fine ‘400 lo fece erigere per le nozze della figlia Marietta e subito dopo fu pugnalato a morte (lei defunge per crepacuore). Altri inquilini decimati: il conte Filippo Giordano, nel 1970 massacrato a colpi di vassoio d’argento dal suo fidanzato, il marinaio croato Raul Blasich, che scappò a Londra ma fu prontamente assassinato.

 

E poi ancora Kit Lambert, manager degli Who, che vi soggiornò, si impaurì, tornò a Londra giusto in tempo per decedere cadendo dalle scale. Raul Gardini che era un coraggioso la comprò facendosi beffe delle dicerie e finì come sappiamo; il tenore Mario Del Monaco se la cavò con un incidente di macchina mentre andava a firmare il rogito, e desistette.

 

Anche Woody Allen aveva pensato di comprarla, ma dopo qualche giorno ci ripensò; e qui veniamo al tema: cosa succede se la casa è infestata non da antiche leggende ma da recenti fatti incresciosi? Se cioè il proprietario finisce in guai che lo costringono a vendere ma è entrato talmente nel cono d’ombra che nessuno vuole più comprare le sue case? E’ quello che è successo ad Harvey Weinstein, l’ormai leggendario produttore presunto-zozzone, che sta alleggerendo il portafogli immobiliare per pagarsi avvocati e rimborsi e il mantenimento della fredda moglie Georgina Chapman, disegnatrice d’orrifici capi che venivano imposti poi agli attori hollywoodiani della scuderia di famiglia.

 

La casa agli Hamptons è stata appena venduta, dopo vari ribassi, per 10 milioni di dollari, due terzi di quanto valeva l’anno scorso. Quella di New York, un brownstone cielo-terra a Central Park West, sta in vendita a 25, e nessun offerente si è finora fatto avanti. Forse l’intero affare #metoo avrà conseguenze dunque, più che morali, immobiliari sistemiche: gli americani non sono un popolo assai ironico, e dunque pare prematuro poter pensare alla trasformazione in parchi a tema delle varie residenze legate al #MeToo. Se continua così però presto arriveranno sul mercato le proprietà dei vari appestati tra cui Kevin Spacey e Louis CK (solo per restare nel settore dello spettacolo), oltre a interessanti aperture anche ad altri mondi - cuochi come Mario Batali, architetti come Richard Meier, e tanti altri. Con effetti sulla quotazione al metroquadro più vasti perfino della crisi dei mutui del 2008 (almeno sugli immobili di prestigio).

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    01 Aprile 2018 - 23:11

    A volte - come quando fa abbassare i prezzi -, la stupidità degli altri ci fa del bene, non del male. Acc, perché Weinstein non abita a Ca’ Dario!? Tra l’altro, potrebbe buttare la mugiera nel Canal.

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  • guido.valota

    01 Aprile 2018 - 21:09

    Pare che Asia Argento sia in lite col Castoldi Marco anche per aspetti immobiliari. Viste le condizioni favorevoli del mercato potrebbe fare un pensierino a una casa dii Weinstein, così, anche per rievocare i buoni vecchi tempi.

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