(foto di Ansa)

Questione di talk

“Questa tv non fa informazione: è il Bagaglino”. Intervista al direttore di Rai3

Salvatore Merlo

Il talk fa un po’ schifo. “Invitare in tv il prof invasato o i No vax non è pluralismo: è demenziale”. Parla Franco Di Mare

“Scusi”, premette con un lampo d’ironia nella voce. “Ma se io in un programma di approfondimento tv invito uno che dice: ‘2+2 = 5’, secondo lei sto rispettando il pluralismo delle opinioni o sto mettendo su un tendone del circo?”. E Franco Di Mare, una vita nel giornalismo, da tre anni direttore di Rai3, forse sta parlando di Bianca Berlinguer. E’ così? “Non vorrei parlare di persone ma di problemi”. Insomma no, o meglio un po’ sì. Anche. Perché la questione investe l’intera televisione italiana, pubblica e privata, e forse persino la professione giornalistica:  la commistione tra spettacolo e informazione, quell’inquinamento “che crea confusione in chi guarda”, dice Di Mare. “Quella cosa per cui accendi la tv e a parlare di vaccini ci trovi un virologo, un disc jockey e una soubrette che pratica l’urino-terapia, una cioè che si cura gli acciacchi bevendo la pipì.  Lo dico perché è successo davvero. L’ho visto con i miei occhi”. 

 

E’ il talk-show, bellezza. Gruber, Giordano, Formigli, Porro, Floris, Giletti... Chi più chi meno. Aldo Grasso, per esempio, dice che il talk “fa schifo”. Senza mezzi termini. “E un po’ lo penso anche io”, risponde Di Mare. “Per questo credo che il talk-show vada proprio ripensato. Non vorrei scomodare parole come ‘etica’ e ‘deontologia’, ma noi che facciamo questo mestiere abbiamo quanto meno l’obbligo di rispettare l’utente, che sia un  lettore di giornali o uno spettatore televisivo. Abbiamo il dovere di fornire un’informazione corretta nei suoi confronti. Ma dove sta la correttezza nel proporre un mattocchio che nega il massacro di Bucha, uno strambo terrapiattista, un invasato no vax,  un professore spiritato  o un insultatore seriale? Facendo così io non sto offrendo strumenti utili per decrittare la realtà, sto facendo un’altra cosa. E per giunta fingo di fare informazione. Che è un’aggravante. Perché  in realtà sto soltanto alimentando la confusione del pubblico, per due miserabili punti di share. Non solo. Per due miserabili punti di share  faccio anche un servizio utile al partito dello sfascio generale, lavoro per la cretinocrazia, per chi sguazza nell’ignoranza e nella  confusione della gente, ovvero il populismo più becero”. Ma che si può fare? “Intanto parlarne: c’è un problema nell’informazione tv”.

 

E poi? “Magari la gente si stufa di vedere questi programmi  in cui la verità delle cose è considerata  ‘non funzionale’ alla riuscita dello spettacolo”. E il direttore di Rai3 che può fare? “Il direttore  non è onnipotente”. Forse nemmeno a Rai3. 

Il corridoio Rai  racconta che Franco Di Mare avesse tentato d’intervenire su alcune scelte editoriali del programma di Bianca Berlinguer, che va in onda proprio in prima serata sul suo canale. Sugli ospiti senza briglia, in particolare. Sullo scrittore montanaro, Mauro Corona, e poi sul professore idolo dei putinisti, Alessandro Orsini.  Ma a quanto pare non c’è riuscito. Misteri aziendali.  “Davvero non voglio parlare di persone, ma esporre una questione forse più importante”, dice adesso lui. “L’approfondimento si può fare anche senza mescolare intrattenimento e informazione in maniera cinica e irresponsabile”.

 

Per esempio? “Posso discutere di vaccino, ma prendo due medici che magari non sono d’accordo su quante dosi siano necessarie o su quale debba essere l’intervallo più corretto tra una somministrazione e l’altra. Non metto in piedi una discussione permanente sulla validità del vaccino che ha salvato l’umanità in diverse fasi della sua storia. E se parlo di guerra non vado a cercare con il lanternino l’accademico posseduto o l’ideologo invasato. Questo non è pluralismo e non è nemmeno giornalismo”. E cos’è? “E’ demenziale. E’ il Bagaglino”. Intanto la Vigilanza Rai ha steso un decalogo per indirizzare la scelta degli ospiti nei programmi di approfondimento. “Apprezzo il tentativo, ma non serve a niente. Il controllo passa dall’etica professionale dei conduttori che pensano di fare share con i fenomeni da baraccone. Io a luglio vado in pensione, vedrò da fuori come va a finire”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.