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Così i grillini sono spariti dalle tv

Fuga per calcolo. Niente più talk-show, così si eviterà di litigare con i leghisti

23 Giugno 2019 alle 06:12

Così i grillini sono spariti dalle tv

foto LaPresse

Per evitare di litigare hanno deciso di non apparire. I parlamentari del M5s hanno smesso di andare in televisione. Non c’è autore che non se ne sia accorto ma finora nessuno lo ha ancora detto. Tutto è accaduto subito dopo le elezioni europee. Perfino Luigi Di Maio ha evitato dichiarazioni in diretta televisiva e ha lasciato organizzare una conferenza stampa che per scenografia e arredamento faceva tornare in mente la penitenza dei monasteri e la sofferenza degli esercizi spirituali. E dunque si è creduto che il lutto dovesse essere elaborato e che il silenzio sarebbe durato solo per alcuni giorni. E però, successivamente, qualcuno ha compreso che nel M5s nessuno voleva più sedersi dietro le telecamere e che gli sms di scuse si moltiplicavano. A La7, dove di solito i deputati e i senatori del M5s si sentono a loro agio più del parlamento, da settimane non si vede più nessuno. In compenso, agli autori delle trasmissioni di informazione, giungono messaggi rispettosi e accorati. Questo è uno: “Perdonami, ma il momento politico ci impone di rimanere in silenzio. Ci vediamo al prossimo giro. Ciao”. Questo è un altro: “In questa fase solo conferenze. A risentirci”.

 

Cosa è accaduto? Il portasilenzi è Rocco Casalino che avrà sicuramente fatto tesoro delle massime dell’Abate Dinouart e del suo “L’arte di tacere”: “Il primo grado è sapere tacere; il secondo è sapere parlare poco e moderarsi nel discorso”. Casalino ha ordinato una progressiva ritirata dagli schermi e se ne è avuta la prova quando è accaduto l’impensabile. Per l’ultima puntata di “Non è l’Arena” di Massimo Giletti – il palcoscenico migliore sia per Di Maio che per Matteo Salvini, tanto da preferire il collegamento piuttosto che immaginare una rinuncia – Di Maio ha fatto sapere che avrebbe preferito di no. “E, sia chiaro, con Di Maio i rapporti sono ottimi”, spiega Giletti. E infatti, Giletti, che ha ancora il formidabile fiuto del cronista che guarda il margine per comprendere l’insieme, è il primo a pensare che si possa parlare di una decisione precisa da parte del M5s. “Dopo un periodo di conflitto con gli alleati di governo, il M5s ha ultimamente preferito la cautela. C’è stata una dialettica accesa che si è conclusa con il voto europeo. La Lega ha vinto e credo che per scongiurare ulteriori scontri, i parlamentari del M5s abbiano scelto di allontanarsi, per il momento, dagli studi. La sensazione è questa. Non c’è dubbio”.

 

Un’unica eccezione: Di Maio

In verità, c’è stata un’uscita di Di Maio. Il vicepremier ha accettato l’invito di Myrta Merlino alla sua “L’aria che Tira” di cinque giorni fa. Ma è stato l’unico appuntamento rispettato, anzi, programmato. Anche a Mediaset si sono sorpresi (lo avevano invitato anche loro e anche loro hanno ricevuto un rifiuto) e non perché Di Maio è andato dalla Merlino ma perché hanno capito che tutti i suoi “no” erano solo in vista di quell’unico “si”. Gli autori di “Stasera Italia”, “Matrix” sono ancora più diretti: “Del M5s non viene più nessuno. A dire il vero, uno che veniva spesso era Alfonso Bonafede. Voleva sempre parlare della riforma della giustizia. Oggi che bisogna davvero riformarla non si sente più. E’ tutto molto divertente”. E anche tutto molto stabilito. Solitamente il filtro tra programmi televisivi e parlamentari M5s è rappresentato dall’ufficio stampa del gruppo che ai conduttori propone una rosa di nomi tra i quali scegliere. “Ho sempre scelto io chi far venire. E sempre ci siamo confrontati senza sconti” assicura Giletti che definisce questa “aspettativa televisiva” una giusta riflessione dopo l’ubriacatura catodica dei mesi scorsi. Ma chi sono i titolari e i panchinari? Si scopre che il più “offerto” ai conduttori dei programmi di informazione è il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano. Lo chiediamo agli autori di La7: “E’ cosi”. A Mediaset: “Confermiamo”. In Rai: “Ci risulta”. Ma nella rosa, un altro che tranquillizza Di Maio e garantisce perizia, è il sottosegretario alla presidenza, Stefano Buffagni. In calo, immediatamente dopo la congiura dimezzata a cui aveva partecipato insieme ad Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone, è l’ex direttore di SkyTg24, Emilio Carelli. “E non comprendiamo la ragione, anzi, la comprendiamo. Peccato. Funzionava pure. Bucava lo schermo”, rivela ancora un autore Mediaset. E’ chiaro ormai che evitare i talk sia un modo per non attaccare la Lega. La scelta è stata ponderata dagli uomini della comunicazione del M5s che la spiegano così: “Era giusto che in tv ci andasse la Lega. Parlare di una vittoria è più facile che motivare una sconfitta. E poi non tutti vogliono andare in tv”. Si scopre che molti parlamentari del M5s sono refrattari al confronto, che è ormai un confronto su leggi di governo e provvedimenti specifici. Lo avvalorano, ancora, gli autori: “In tutto il movimento sono pochi quelli capaci di padroneggiare i dossier sempre più complessi”. In pratica, più questo governo si spinge in avanti e più occorrono parlamentari competenti. “Bisogna studiare e non tutti hanno tempo di farlo o sono disposti a farlo” riconoscono gli esperti di comunicazione del M5s e che annunciano nelle prossime settimane un ritorno: “Torneranno in televisione, come sempre”. Finora dalla televisione sono nuovamente fuggiti e non come facevano alle origini. Non più per disprezzo, ma solo per calcolo.

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    24 Giugno 2019 - 11:11

    A onor del vero a La 7 sono quasi spariti anche i commentatori del Fatto quotidiano. Resta Travaglio, in tono ridotto.

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