L’oltraggio non sono i brigatisti in tv ma i brigatisti in tv presi sul serio

La televisione potrebbe essere un formidabile strumento punitivo, vendicativo, un modo per esorcizzare il loro “carisma”, quantomeno le cazzate che dicono. Basterebbe solo cambiare format

19 Marzo 2018 alle 10:41

L’oltraggio non sono i brigatisti in tv ma i brigatisti in tv presi sul serio

La brigatista Barbara Balzerani (foto LaPresse)

L’uso delle Brigate Rosse in televisione comincia a mostrare segni di stanchezza. Le domande sono sempre quelle, le polemiche anche. Adriana Faranda sul “Nove” in “Belve”, programma che racconta “donne straordinarie che mostrano senza filtri i lati più volitivi del proprio carattere”; Adriana Faranda in penombra con Ezio Mauro, incorniciata in un formidabile sottopancia, “dirigente della colonna romana della BR”; tutto il commando di via Fani su La7 con il noto adagio: “eravamo come i partigiani”. Strano che ancora nessuno abbia parlato del rapimento Moro come un “attacco al cuore della casta”. C’è ancora tempo. Le BR in tv sono un oltraggio, come sostengono i parenti delle vittime e il capo della Polizia, Franco Gabrielli? Dipende. La televisione potrebbe anche essere un formidabile strumento punitivo, vendicativo, un modo per esorcizzare il loro “carisma”, quantomeno le cazzate che dicono. Basterebbe solo cambiare format. 

 

Basterebbe far emergere non solo il lato oscuro, la freddezza, la provocazione politica, ma la sconfinata tristezza, la solitudine, il linguaggio meccanico-parastatale, l’iperbolica, presuntuosa miseria delle loro vite. Nessuno meglio della televisione popolare potrebbe riuscirci. Per esempio, sarebbe bello vedere i brigatisti intervistati, umiliati e cazziati da Franca Leosini. Lei in raggianti tailleur thatcheriani che intima Adriana Faranda di non “farsi il santino”, di spiegarci come si muoveva in quel mondo di maschi, perché accettò il ruolo di “postina” così umiliante per una “testarda ragazza siciliana che aveva amato l’arte, la musica, la trasgressione, la libertà”, come raccontano le sue biografie. Barbara Balzerani con le Birkenstock che presenta i libri da Barbara D’Urso e si prende a schiaffoni con Manuela Villa. Mario Moretti a “Masterchef” che prepara la “rana pescatrice in zuppetta e crostino” di Porto San Giorgio. Tutte le BR a “Ballando con le stelle” lanciatissimi in salsa sudamericana e fuori tempo. Un GF Vip, anzi un GF-BR col commando di via Fani più Cristiano Malgioglio e Signorini in studio con Marco Damilano per la puntata del lunedì.  Forse è arrivato il momento di rinnovarsi.  È solo una modesta proposta.

 

Perché l’oltraggio non sono le BR in tv. Sono le BR in tv prese sul serio. I brigatisti ascoltati, analizzati, raccontati con la ferma condanna della violenza ma lasciando sullo sfondo un curioso, silenzioso ossequio per l’“idea”, che era ed è un modello di società che dovrebbe farci più orrore di qualsiasi mezzo impiegato per costruirla. La condanna della violenza politica è solo vuota retorica se non si accompagna a una altrettanto ferma, roboante, stratosferica presa per il culo dell’idea che la generava, con buona pace delle “zone d’ombra” o delle “contraddizioni” dei loro comportamenti, come le chiama Ezio Mauro. È un’idea per molti ancora ampiamente desiderabile, diffusa, ben radicata nella cultura anti-sistema di questo paese (basta farsi un giro sulla pagina Facebook di Barbara Balzerani per rendersene conto).

 

Il problema non è lo “sfregio alla memoria delle vittime” ma l’oltraggio all’intelligenza di tutti. Perché quando il brigatista parla in tv si lascia intendere che a parte i morti ammazzati, il cinismo, la disumanità, le manovre “oscure” o i toni oltraggiosi, insomma a parte gli errori e le trappole della storia, abbiamo di fronte qualcuno che ha messo in gioco la propria vita per “un’idea”.  Per il prossimo anniversario, risparmiateci Ezio Mauro e dateci una puntata di “C’è posta per te”. Loro che piangono, si abbracciano, Maria De Filippi che li chiama per nome, apre la lettera e legge: “Barbara, Adriana, Valerio, avevano un lungo cammino da fare insieme, un cammino che li avrebbe portati alla dittatura del proletariato e all’instaurazione del comunismo in Italia”. Pubblicità.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Marzo 2018 - 18:06

    Basta individuare, è facile, le menti e le intenzioni di quelli che prendono sul serio gli avanzi di galera. Se facessero finta, sarebbe ancora peggio, per capire la qualità e la consistenza culturale del corpaccione informe delle masse italiche, inclusi i suoi squallidi epigoni. Un insieme che per dare un senso alla sua esistenza e sopravvivenza, deve sempre pescare nei lati peggiori dell'animo umano. Se la cosa sta in piedi, è perché quelli che comprendono l'oscenità del progetto, non hanno voci che li sostengano . Il Giornale e Libero sono stati marchiati come fascisti e razzisti e omofobi corrotti sostenitori del regime marcio che ci opprime. Il Foglio non basta. Eppure sarebbero sufficienti 50.000 copie vendute ogni giorno. Preciso: copie del Foglio. La mia parte la faccio, abbonato Premium e acquirente in edicola.

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  • hovannes1941

    19 Marzo 2018 - 17:05

    Risparmiatevi Ezio Mauro esperto di 'classe operaia'. Ma l'avete letto il suo ultimo libro sulla Rivoluzione Russa? Sembra fatto per dover obbedienza a qualcuno, leggetelo bene!

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    • Skybolt

      19 Marzo 2018 - 18:06

      Non ci penso nemmeno... mi fido. Grazie per essersi sacrificato per noi tutti.

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  • carlo.trinchi

    19 Marzo 2018 - 14:02

    Peggio sono quelli che intervistandoli fanno finta di prenderli sul serio. Sono tutti di sinistra, un ammucchiata tra chi gioca a fare il brigatista, (brigatista usa e getta), e chi ex comunista, i brigatisti vorrebbe renderli credibili per non spararsi una pistolettata dato che per quarant’anni hanno fatto i comunisti trombati. Moro aveva capito tutto. Capito che aveva a che fare con dei personaggi prestati all’impresa. Moro voleva trattare perché quei pupi brigatisti rispondevano ad una logica che se ne infischiava e che anzi usava quella banda di fuori di testa. Moro non trattava per la sua vita. Moro cercava, attraverso la trattativa di scardinare il misfatto. Tutti si genuflessero all’occulto, i suoi compagni di partito e persino l’amico papa che poi (hanno) o faranno santo. Cossiga addirittura presidente. Assurdo dell’assurdo. Il punto non è, fu, se Moro faceva bene la sua politica il punto fu che la libertà è, stare sopra un albero e non, come diceva Gaber, partecipazione.

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  • perturbabile

    19 Marzo 2018 - 14:02

    Quanto rispetto suscita la violenza!

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