Apple e Google vanno molto vicino a creare un'app per controllare i contagi da Covid

Eugenio Cau

Le due aziende hanno deciso di mettersi assieme per aiutare i governi a contenere il coronavirus tracciando i contatti di chi è stato testato positivo usando la tecnologia bluetooth

Milano. Venerdì Apple e Google hanno annunciato congiuntamente un sistema di tracciamento tramite smartphone dei contagi da Covid-19. L’arrivo dei due giganti della Silicon Valley, che assieme distribuiscono la stragrande maggioranza dei sistemi operativi negli smartphone d’occidente (Apple con iOS, Google con Android), nel campo del “contact tracing” contro il virus è stato molto discusso, ma c’è un elemento dell’iniziativa che è stato sottovalutato. Le due aziende hanno deciso di mettersi assieme per aiutare i governi a contenere il coronavirus tracciando i contatti di chi è stato testato positivo usando la tecnologia bluetooth.

 

Il sistema di per sé è già noto: due telefoni si “parlano” tramite bluetooth e si ricordano in maniera anonima che tra Utente 1 e Utente 2 c’è stato un contatto, magari i due si trovavano nello stesso vagone della metropolitana. Quando poi Utente 1 risulterà infetto, Utente 2 riceverà una notifica anonima e rispettosa della privacy. Questo sistema, con alcune varianti, è quello che intendono usare praticamente tutti i governi d’occidente, ma il piano di Apple e Google ha due fasi.

 

Nella prima fase, che arriverà a metà maggio, aiuteranno le app di ciascun governo a far parlare tra loro i vari smartphone (iPhone e Android fanno fatica da sempre), integrando la loro tecnologia nelle app sviluppate dai governi. Nella seconda fase, che arriverà tra qualche mese, intendono integrare il sistema di tracciamento in iOS e Android. Questo significa che nel menù dello smartphone ci sarà una voce nuova che attiva il tracciamento con bluetooth senza che sia necessario installare nessun’altra app. Il sistema chiederà di installare le app dei governi per due funzioni soltanto: certificare chi è malato e decidere che tipo di comunicazioni dare agli utenti che ricevono notizia di un contatto. Ma l’idea è che tra qualche mese qualunque app di tracciamento messa in piedi dalle istituzioni sanitarie, comprese quelle italiane, si trasformerà in un semplice sistema di certificazione e notifica. Il che è un bene, perché soltanto inserendo il tracciamento all’interno dei sistemi operativi sarà possibile raggiungere abbastanza persone da rendere efficace il contact tracing digitale (serve il 60 per cento della popolazione di uno stato). Ma forse i governi potrebbero non prenderla con filosofia: tanta fatica per creare un sistema di tracciamento per poi abbandonare buona parte del progetto tra qualche mese, quando Apple e Google saranno pronti.

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  • Eugenio Cau
  • E’ nato a Bologna, si è laureato in Storia, fa parte della redazione del Foglio a Milano. Ha vissuto un periodo in Messico, dove ha deciso di fare il giornalista. E’ un ottimista tecnologico. Per il Foglio cura Silicio, una newsletter settimanale a tema tech, e il Foglio Innovazione, un inserto mensile in cui si parla di tecnologia e progresso. Ha una passione per la Cina e vorrebbe imparare il mandarino.