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Il Foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA

Napoli, il caso Osimhen e la filosofia del viaggiatore

Alessandro Bonan

Il nigeriano dimostra che i grandi calciatori sono diventati i padroni del calcio, e hanno preso il posto delle società. Le quali si possono proteggere soltanto facendo come chi è in viaggio: si ferma, guarda, sovente ammira, e passa. Che un’altra città ancora più bella dovrà incontrare

Dicono che De Laurentiis inserisca nei contratti dei giocatori del Napoli clausole estremamente dettagliate, legate soprattutto ai diritti d’immagine. Si tratta di documenti complessi che necessitano a volte qualche settimana di studio da parte dei singoli legali. Ho pensato a questo, leggendo delle polemiche tra Osimhen e la società a proposito del famoso video in cui il nigeriano viene sostanzialmente preso in giro per un calcio di rigore sbagliato. Il fatto di per sé non è grave, sia chiaro, ma lo diventa se inserito in un contesto come quello del calcio, nel quale ogni tesserato è tenuto a osservare un comportamento molto simile a un sacerdote. In pratica, quando si parla di calcio, si entra in una dimensione sacrale, dove qualsiasi voce più alta rimbalza come il passo stonato di un rosario recitato in chiesa. 

 

Come è possibile, mi sono chiesto, che una società così attenta alla comunicazione si sia macchiata di una tale superficialità? E per di più in un momento molto delicato come quello che vede il centravanti del Napoli discutere di un nuovo contratto. In molti hanno pensato a un comportamento intenzionale della società, volto a destabilizzare l’ambiente proprio in relazione all’ipotetico rinnovo. Tesi parecchio discutibile, priva di qualsiasi costrutto logico. Che interesse può avere il Napoli a portare Osimhen a scadenza? Nessuna, questa è la risposta. E così, mentre la società chiedeva scusa al calciatore (un po’ tardivamente, va detto), e “dimissionava” il giovane tiktoker (il nuovo che avanza) protagonista del video incriminato, Osimhen tornava in campo con la maschera del permaloso applicata sopra la tradizionale fascetta alla Zorro, giocando bene, visto che è il più forte, segnando però senza esultare, come un bambino indispettito nella festa della scuola. Chi ha ragione, chi ha torto? Non è questo il problema. La questione serve per soffermarsi una volta di più sull’enorme potere che hanno acquisito i calciatori rispetto alle società. 

 

Osimhen ha il contratto che scade tra due anni eppure sta giocando a rimandino, prendendo al balzo la palla di un semplice incidente come quello del video, per alzare la posta delle sue pretese. Fa quello che farebbero tanti, magari non tutti, e quindi non è giusto mettergli una croce addosso. Ma dimostra che i grandi calciatori sono diventati i padroni del calcio, e hanno preso il posto delle società. Decidono il mercato, lo orientano, visto che lo spostamento di uno ne provoca altri cento, muovono i soldi verso il proprio conto in banca e quello degli agenti. Le società, a cui rimane acceso il rischio d’impresa, dal momento che i calciatori si fanno anche male, perdendo valore, si possono proteggere soltanto con la filosofia del viaggiatore. Si ferma in ogni luogo, guarda, sovente ammira, e passa. Che un’altra città ancora più bella, dovrà incontrare.

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