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I cortocircuiti del calcio che educa il popolo

Fuori gli antifascisti dagli stadi e alberi in campo. Totti vip in fuga, meno male che c'è Owen

7 Settembre 2019 alle 06:03

I cortocircuiti del calcio che educa il popolo

foto LaPresse

Da quando il calcio è diventato strumento di rieducazione del popolo, esperimento sociale per insegnare le buone maniere e campo di battaglia per i diritti civili, mi è venuta una gran voglia di seguire piuttosto i campionati di tiro alla fune. Mi diverto però a vedere come l’eccesso di zelo politicamente corretto porti a dei cortocircuiti più surreali di un centro di ricerca per combattere le fake news guidato da Gianni Riotta.

 

Con la solita fregola degli americani per ciò che non disturba, la Major League di calcio (soccer, chiedo scusa) ha aggiornato le proprie linee-guida sul comportamento dei tifosi vietando “l’uso di linguaggio e comportamenti politici, minacciosi, offensivi, insultanti, razzisti, omofobi, xenofobi, sessisti e comunque inappropriati”. Cosa pensi di tutto ciò lo sapete già, ma questa volta voglio soffermarmi sul divieto di usare linguaggi “politici”.

 

Lo stadio non è un comizio né un Parlamento, e contro il fascismo strisciante nelle nostre società è meglio tenere la politica fuori dagli stadi. Detto, fatto: i tifosi dei Portland Timbers sono stati squalificati perché hanno sventolato le loro tradizionali bandiere con il simbolo dell’Iron Front, gruppo paramilitare tedesco che durante gli anni del nazismo si opponeva al totalitarismo. Insomma, via gli antifascisti dal calcio. Bel casino, eh? Tranquilli, la risolveranno con una stretta maggiore, fino a che gli stadi diventeranno come i governi progressisti, e faremo entrare soltanto i competenti. E le partite saranno giocate dai droni (niente più divisione maschi-femmine, così).

 

A proposito, meno male che c’è il calcio femminile, che abbatte le barriere e accoglie tutt*. L’ex medaglia d’oro olimpica Caster Semenya, infatti, dopo essersi rifiutata di sottoporsi a una cura per ridurre il livello di testosterone che la rendeva più simile a un uomo che a una donna nelle prestazioni sportive, ha deciso di darsi al calcio e giocare in una squadra sudafricana. Non vedo l’ora di sentire slogan sul merito premiato davvero e i valori puri del pallone al femminile. Non solo diritti, però, grazie al calcio oggi possiamo anche fare serie riflessioni sul clima. No, Greta Thunberg non ha ancora annunciato di volere giocare (succederà, le supercazzole mainstream non hanno mai fine), ma in Austria un artista svizzero ha appena piantato 300 alberi sul campo dell’Austria Klagenfurt, momentaneamente via dal suo stadio. Chi siederà su uno dei 32.000 seggiolini non vedrà più una partita, ma una foresta immobile. Tutto questo sforzo quando sarebbe bastato guardare la difesa del Napoli nelle prime due giornate.

 

Diciamocelo, il calcio è sopravvalutato. Lo ha capito per tempo Francesco Totti, che dopo la conferenza stampa più ridicola della storia ha mollato la Roma e si è dato ai reality: sarà un “vip in fuga” in uno show di Amazon. Praticamente quello che ha fatto Icardi ancora in attività. Come un ipocondriaco che torna a vivere quando scopre di stare bene, sono tornato a respirare leggendo l’autobiografia di Michael Owen. “Il calcio inglese è stato rovinato da Fabio Capello”, ha scritto. Vero, e se avesse sentito cantare Zhang Jindong, padre del presidente dell’Inter e patron di Suning, avrebbe aggiunto che pure la musica non se la passa molto bene.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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Commenti all'articolo

  • davide.lopre

    11 Settembre 2019 - 14:02

    Ammiro i suoi articoli ma a quando le scuse a Verratti?

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