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Che goduria, ricomincia la Premier League

Ancora due settimane e anche voi potrete esaltarvi con gli scarti del campionato inglese in Serie A

9 Agosto 2019 alle 18:32

Che goduria, ricomincia la Premier League

Roberto Firmino e Oleksandr Zinchenko in azione durante la Community Shield, lo scorso 4 agosto (foto LaPresse)

Non lo so che cosa dicono le previsioni dei big data sul campionato inglese che incomincia questo weekend, e sinceramente me ne fotto: sono di quelli che ancora si illudono che una mezza sega possa diventare un fenomeno se inserito nella squadra giusta al momento giusto e che alla lunga la testa conti più dei piedi. Probabilmente gli algoritmi degli esperti ci spiegheranno che il Manchester City è ancora il club favorito, che se la giocherà con il Liverpool e che le altre inseguiranno a distanza. Non lo so, non mi interessa, nei giorni in cui tutti si affrettano a fare i loro pronostici io posso solo prevedere l’immensa goduria che sarà ricominciare a vedere il calcio più bello del mondo.

 

Mentre in Italia vi imbarzottite per gli scarti delle due squadre di Manchester, Lukaku e Danilo, da queste parti finisce l’astinenza da orgasmi pallonari durata troppo a lungo. E come un’alba vista dal mare, mi godo i brevi istanti di pace ed estasi prima che il solito circo si metta in moto. Si accettano scommesse (offro da bere, naturalmente) su quanto tempo ci vorrà prima che un “buu” dagli spalti faccia gridare i sinceri democratici all’emergenza razzismo, con interrogazioni parlamentari (sempre che un Parlamento in effetti ci sia) ed editorialesse indignate sul fardello dell’ultrà bianco. Partiranno campagne di sensibilizzazione molto toccanti, gli hashtag giusti ci faranno sentire persone migliori, diremo che queste cose nel calcio femminile non succedono, e se succedono è naturalmente colpa del calcio maschile (pensate che ridere quando qualcuno si accorgerà che il nuovo slogan dell’Inter, “not for everyone”, non è per niente inclusivo). Già avete cominciato con l’assurda vicenda dei biglietti di Juventus-Napoli, riuscendo a definire “razzista” l’applicazione di una legge (evidentemente stupida).

 

Non solo, aspetto fremente il momento in cui qualcuno se la prenderà con le curve per il cattivo esempio che danno per il solo fatto di esistere, con il sessismo di chi urla “fuori le palle!” allo stadio durante una partita, con chi avrà la sfrontatezza di dire che se il derby Milan-Inter femminile verrà giocato a San Siro a quel punto lo stadio di Milano si può anche abbattere. In tutto ciò vi confesso di avere sentito una mancanza grande durante questa sessione di calciomercato: è forse la prima in cui non escono ogni due ore articoli sul futuro di Mario Balotelli, come sempre pronto al salto definitivo verso la maturità e voglioso di riprendersi la Nazionale. Preoccupato che gli fosse successo qualcosa sono andato a cercare sue notizie. È a quel punto che ho capito che Super Mario è ormai un ex giocatore a tutti gli effetti: l’eterna promessa mancata del calcio italiano (insieme ad altri cinquecento, almeno) sarebbe conteso tra Verona e Flamengo, con il Brescia che sta alla finestra. Così finiscono anche le carriere migliori, tra provincia e sambodromi, figurarsi quelle mediocri che per anni ci hanno venduto come eccezionali.

 

Forza e coraggio, amici, tra due settimane tocca anche a voi. Nel frattempo tenete duro, e non frequentate troppo i siti dei giornali sportivi italiani, o sarete costretti a leggere trionfali resoconti delle vittorie del Torino contro improbabili squadre bielorusse da una parte, e la cronaca delle emozionanti giornate di Cristiano Ronaldo dall’altra: giovedì un Tuttosport da Pulitzer ci informava che “nella vita di tutti i giorni l’attaccante della Juventus è molto torinese: si fa ritrarre con la tazzina di caffè in mano, canta, mangia con il panorama mozzafiato alle spalle, guida i bolidi in mezzo al traffico per andare alla Continassa”. Meglio guardare la Premier League. Poi quest’anno c’è da tifare il mio Sheffield United.

Jack O'Malley

Jack O'Malley nasce a Sheffield quando lo United era in seconda divisione. Dopo un'infanzia felice trascorsa nel cottage di famiglia nello Yorkshire, si trasferisce nella capitale per iniziare una lunga carriera in tutti i settori del giornalismo, fino ad approdare – dopo una parentesi di dieci anni in Italia – all'argomento che più ama: la Premier League. Adora il tè delle cinque, le passeggiate col suo setter nella calma di Hyde Park e non disdegna un buon bicchiere di brandy. Pensa che non ci sia nulla di più bello di Londra avvolta dalla nebbia o sotto la pioggia. Uomo dallo spiccato sense of humour, per il Foglio scrive ogni martedì di calcio inglese nella rubrica "That win the best", titolo che non lo entusiasmava finché dalla redazione non gli hanno spiegato che era la citazione di un film italiano. E' su twitter.

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