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Russia-Croazia: vodka e Cuore in gola

Cronaca di una partita tifando i catenacciari che ospitano il Mondiale. Sotto l’arco di Clemente XIV

8 Luglio 2018 alle 10:57

Russia-Croazia: vodka e Cuore in gola

Un'azione di gioco in Russia-Croazia (foto LaPresse)

Incroci e miracoli per non perdersi una partita. I quarti di questo Mondiale me li vedo a Santarcangelo di Romagna, non sul maxischermo di Piazza Ganganelli o in osteria ma sul mio telefonino, i giocatori sono piccoli ma intanto posso scorrazzare tra gli spettacoli del Festival Internazionale di Teatro. Ci sono un sacco di cose da vedere e per sicurezza mi sono portato la power bank, il cellulare non si può mica scaricare e poi se il festival s’intitola Cuore in gola stasera si arriva di certo ai rigori.

 

 

Santarcangelo Festival, Alfred Hitchcock, “Gli Uccelli” 

Australia, Danimarca, Senegal. Tutte le squadre per cui tifavo sono state eliminate. Una vera ecatombe. Non mi resta che tifare Russia, sono i padroni di casa e poi è la squadra più catenacciara del Mondiale, il che mi fa pensare all’Italia e dunque a una sconfitta sicura. In effetti la Croazia è fortissima, ha rifilato tre pappine all’Argentina, ma conosco la tenacia dei russi e poi “l’ottimismo è il profumo della vita” lo diceva Tonino Guerra che è nato proprio a Santarcangelo e chissà che sceneggiatura si sarebbe inventato per imbrigliare il centrocampo croato.

 

Santarcangelo Festival, Alessandro Sciarroni, “Don’t be frightened of turning the page” 

 

Per spirito russofilo e coerenza col titolo della rubrica, vado a farmi due shot di vodka alla performance di Asia Giannelli, c’è un blocco di ghiaccio che il pubblico rompe scoprendo una proiezione e bicchierini per raccoglierlo e vodka a fiumi. Siamo nella vecchia bottega di Luigi Giorgetti, era il fabbro del paese e organizzava gli incontri del C.N.L., il ghiaccio scende e io bevo per prepararmi alla partita mentre un vecchio racconta quei giorni, roba da novantenni ma è in forma smagliante, un pacchetto di Camel e due fiaschi di Sangiovese al giorno. Mi sparo un terzo bicchierino proprio sull’inno russo, tra l’altro mi è sempre piaciuto, anche col vecchio testo di Michalkov, fa molto secolo breve e carica i nostri all’unica tattica possibile: la difesa. Fin dal primo istante quelli di Cherchesov chiudono ogni varco, proprio come in Minor Matter di Ligia Lewis che ieri sera mi è molto piaciuto, soprattutto quando si muovevano appallottolati lungo i raggi infrarossi o andavano a riempire gli angoli dello spazio, noi dobbiamo fare lo stesso, difesa a tutto campo, raddoppio costante, tanto fiato e che dio ce la mandi buona.

 

 

Santarcangelo Festival, Asia Giannelli, “RH negativo” 

  

Si gioca a Sochi, dovevo andarci per le Olimpiadi e poi in vacanza ma per fare tutto quel che mi passa per la testa ci vorrebbero tre vite, intanto mi godo Santarcangelo, con le cuffie non mi perdo un’azione seduto sotto l’arco di Clemente XIV, l’unico Papa locale e nemico giurato dei gesuiti, con lui Bergoglio non avrebbe scampo e anche Akinfeev la rischia grossa sugli attacchi croati, soprattutto quando accorciano le distanze. Alessandro Sciarroni ha fatto lo stesso due ore fa alla palestra Molari, da ventiquattro passi a uno e poi a roteare su se stesso per quaranta minuti, è stato splendido e chissà come ha fatto a mantenere l’equilibro, ci prova Parisic a imitarlo, non certo con la stessa grazia, un tuffo di testa e una scivolata un attimo dopo ma ancora la palla esce di un soffio.

  

 

Santarcangelo Festival, Ligia Lewis, “Minor Matter”  

La Croazia è padrona del campo, lo dicono le statistiche e pure i commentatori che stanno per segnare e invece ecco Cheryshev che prende palla a metà campo, scambia con Dzyuba e tira una mina all’incrocio. Uno a zero Russia. Momento di esaltazione, sto già cercando un vecchio canto della Grande Guerra Patriottica ma proprio ora che siamo avanti ci sediamo, Mandzukic passeggia tranquillo sulla fascia e la mette in mezzo per Kramaric che segna facile di testa. Uno a uno.

 

Il pareggio non ci voleva, ora i croati ci faranno il mazzo, per fortuna c’è l’intervallo così posso infilarmi a vedere Dewey Dell con la piccola Gioia Pascucci che porta un cencio che diventa un velo e poi un lenzuolo e poi un nido e in sottofondo c’è il suono dell’acqua e corpi che si tuffano e cercano di respirare. Lo spettacolo è anche bello ma non ci capisco una mazza, quando finisce è appena iniziato il secondo tempo e allora torno in piazza mentre la Croazia attacca senza tregua e Parisic prende il palo. La vedo male, sono teso, vado a farmi una passeggiata verso la Rocca Malatestiana, all’angolo delle Poste c’è uno spettacolo di Tamara Cubas, saranno trenta performer e mi dicono che sono del posto, hanno gettato i vestiti e sono quasi tutti nudi e si rotolano come un grande cingolato di carni su un lato della piazza. A guardarsi intorno tutte ste performance fanno bene alla natalità, devo verificare gli indici ma a Santarcangelo spuntano bambini da ogni angolo e basterebbe Valentina che ha partorito tre gemelle Nina, Anna e Nora, una carrozzina così non l’avevo mai vista, dice che l’ha presa in Polonia, solo da quelle parti succedono certe cose. Soffia il vento dell’est anche sulla partita. La Russia prova a reagire con una bella azione ma Erokhin la mette alta e per un attimo sembra quasi che i nostri prendano coraggio ma alla fine non succede niente e allora me ne torno in Piazza Ganganelli, c’è il nuovo geniale spettacolo di Silvia Calderoni che finisce esattamente quando l’arbitro fischia il novantesimo.

 

Siamo ai tempi supplementari. Raccatto un sangiovese e mi siedo al maxischermo, fa un bel fresco e proiettano “Gli uccelli”. Non lo vedo da un pezzo e mi sembra un ottimo connubio. Dopo dieci minuti il ribaltone della Croazia si concretizza con Vida che segna di testa proprio mentre Melania Daniels attraversa Bodega Bay in motoscafo con la pelliccia, i capelli perfetti e una gabbietta d’oro coi pappagallini inseparabili per Mitch Brenner. Lui è del tutto ignaro dei pericoli che stanno per arrivare, come d’altra parte la Croazia, hanno l’aria di quelli che hanno già vinto o forse sono stanchi, c’è una punizione al vertice dell’area, Dzagoiev mette in mezzo per Mario Fernandes, che di russo ha solo il passaporto, per pareggiare non gli serve altro. Due a due. Grandissima Russia. Proprio in quel momento Melania e Mitch brindano con due vodkatini con vista baia. Coincidenza perfetta. Alfred Hitchcock le pensava proprio tutte.

 

Gli uccelli intanto invadono la città ed è Cuore in gola anche per gli ultimi assalti croati ma i nostri resistono. Si va ai rigori che partono malissimo con Smolov ma poi Akinfeev para su Kovacic e quando sul dischetto va Fernandes pensano tutti che sia il grande momento russo e invece ciabatta il pallone a sinistra, un tiro così inutile non si vedeva da tempo, mentre Rakitic invece la mette nell’angolo e manda la Croazia in semifinale. Ragazze russe piangono sugli spalti e per un attimo penso che dovrei deprimermi anch’io, sono stato eliminato quattro volte ma morto un papa se ne fa un altro e allora in semifinale tiferò per l’Inghilterra, mi siedo al ristorante Ferramenta e ordino una bella Zuppa inglese, qui la fanno con la ricetta originale di Pellegrino Artusi, quella con crema all’uovo e il savoiardo bagnato nell’Alchèrmes, è una vera delizia e con questa i croati non avranno scampo, è solo una questione di tempo.

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