Francia contro Croazia, derby della cravatta per la finale del Mondiale

L'accessorio venne inventato durante la Guerra dei Trent'anni, quando i francesi rimasero colpiti dal foulard annodato al collo dei mercenari croati

14 Luglio 2018 alle 06:00

Francia contro Croazia, derby della cravatta per la finale del Mondiale

Foto Pixabay

Fu la Croazia nel 2014 a inaugurare il Mondiale in Brasile, giocando con i padroni di casa. E fu il derby della torcida. È la Croazia nel 2018 a chiudere il Mondiale in Russia, in finale contro la Francia. E stavolta è quello che potremmo definire “derby della cravatta”: un legame ancora più antico dell'altro, e che va ben oltre il calcio. E curiosamente il tutto accade proprio mentre la cravatta finisce sotto accusa, indicata come nemica dell'economia digitale moderna.

 

Paese piccolo e con una storia di indipendenza molto recente, la Croazia ha una squadra rocciosa le cui imprese stanno producendo cortocircuiti geopolitici e geoculturali. In semifinale, ad esempio, ha eliminato l'Inghilterra della Brexit: ideale schiaffo dell'ultimo arrivato nella Ue al vecchio socio che ha invece deciso di andarsene. E ai quarti aveva fatto fuori la Russia di Putin: sano sberleffo di un piccolo paese slavo cattolico e occidentalofilo alla grande potenza ortodossa che ha invece sempre cercato di pompare un panslavismo anti-occidentale – e ora ispira il populismo sovranista nella stessa Unione Europea. I tifosi dell'Hajduk Spalato rivendicano poi l'invenzione del tifo “ultras” moderno in una partita del 20 ottobre 1950 contro la Crvena Zvezda Belgrado: la trovata di un gruppo di studenti che avevano visto ai cinegiornali immagini della “torcida” brasiliana ai Mondiali di quell'anno. Ne venne fuori qualcosa che in realtà andava ben oltre quello che le curve latino-americane facevano, e che avrebbe rivoluzionato le tecniche del tifo calcistico mondiale.

 

Prima del tifo, però, i croati avevano inventato la cravatta. In francese un “cravate”, che non è altro se non una pronuncia transalpina di “hrvati”: “croati” in croato. Si trattava di alcuni reparti di mercenari croati che la Francia aveva arruolato nel corso della Guerra dei Trent'Anni, e nel cui costume tradizionale c'era un foulard annodato al collo. A parte dare una nota di colore all'uniforme, il fazzoletto può essere usato per proteggersi la bocca e il volto dalla polvere durante le marce. I parigini però trovarono quel pezzo di stoffa elegantissimo, e lo stesso Re Sole in onore dei valorosi croati iniziò a indossare una cravatta di pizzo nel 1647: quando aveva 7 anni e regnava già da quattro. La moda si impose, e quella rielaborazione francese di un ornamento croato è da allora rimasta un must della buona etichetta.

 

Curiosamente, però, gli inventori della cravatta si affrontano nella finale dei Mondiali, proprio mentre dalla Germania rimbalza uno studio che accusa la cravatta di compromettere in senso negativo le prestazioni lavorative. Pubblicata da Neuroradiology e citata da diverse testate internazionali, la ricerca è stata firmata da Robin Lüddecke, dell'ospedale dell'università dello Schleswig-Holstein. Trenta giovani volontari sono stati divisi in due gruppi e sottoposti a risonanza magnetica; metà con al collo una cravatta stretta con nodo full Windsor, che prevede una svolta in più rispetto a quello semplice; l'altra metà invece no. Risultato: tra gli incravattati il flusso di sangue al cervello era diminuito del 7,5 per cento. Non tanto da sentirsi male, ma abbastanza da rallentare il funzionamento dei neuroni. E molti commentatori si sono messi allora a citare il look “scravattato” dei guru della Silicon Valley, da Mark Zuckerberg a Steve Jobs. Come a dire: vuoi vedere che Facebook e Apple sono nate proprio perché chi ci ha pensato aveva il collo libero?

Insomma, Francia e Croazia come responsabili di una sorta di “cospirazione” contro la startup economy, tre secoli e mezzo prima che la startup economy iniziasse. 

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