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“It’s coming home”. L’Inghilterra batte la Svezia e ci crede davvero

Dopo 28 anni inglesi in semifinale ai Mondiali. La squadra di Southgate non rischia quasi mai, batte gli scandinavi e scrive un altro pezzo di storia

7 Luglio 2018 alle 17:58

“It’s coming home”. L’Inghilterra batte la Svezia e ci crede davvero

I giocatori dell'Inghilterra festeggiano dopo il primo gol segnato alla Svezia (foto LaPresse)

A forza di dire che it’s coming home stiamo cominciando a crederci. Non succederà, è chiaro, Belgio e Francia sono più forti di noi, e pure la Croazia. Però che goduria immensa, questa Inghilterra in semifinale a un Mondiale dopo ventotto anni, questi ragazzini su cui nessuno avrebbe scommesso una sterlina prima della campagna di Russia, questo Southgate che in panchina sta abbattendo fantasmi, maledizioni e sfighe con una classe che nemmeno il presidente del circolo della caccia.

 

Che goduria Pickford, che ha interrotto i tentativi di coito degli svedesi con tre parate che probabilmente Joe Hart si sarebbe sognato. La Svezia era arrivata fino ai quarti di finale con la fama di squadra che non la dà mai, impedisce di giocare, ammazza la fantasia e poi colpisce. I Tre Leoni invece hanno fatto una partita magnifica per intensità, perfetta a lunghi tratti e spesso tatticamente geniale in attacco. Harry Kane ha fatto il comprimario necessario, Trippier ha giocato tanto bene quanto è brutto, Lingard ha spesso mandato gli svedesi più in confusione di una casalinga italiana davanti ai nomi dei prodotti Ikea. Non sono serviti i rigori questa volta, sono bastati due gol di testa voluti, costruiti e ottenuti con pazienza.

 

Le parate di Pickford hanno fatto il resto. Vi hanno già detto tutti di Maguire che due anni fa era sugli spalti come tifoso durante l’umiliante sconfitta contro l’Islanda agli Europei e oggi invece ha segnato di testa. Chissenefrega, ve lo dico anche io perché è una storia bellissima. L’allenatore Southgate era già contento prima della partita per essere riuscito a ritrovare l’amore dei tifosi per la Nazionale. Ora però ci ha preso gusto. Noi continuiamo a cantare che it’s coming home, e come vecchi orgogliosi innamorati di una donna che non ci ama diciamo che in fondo non ci interessa come andrà a finire, è già bello così. Ma sappiamo contare anche dopo quattro pinte di birra. E soprattutto grazie alle quattro pinte di birra sappiamo che le partite che mancano al ritorno a casa della Coppa del Mondo sono solo due. Noi, nel dubbio, tifiamo e cantiamo forte. C’mon England.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    11 Luglio 2018 - 11:11

    Complimenti, lei e’ sempre magnifico e si fa leggere con immenso piacere. Mi consenta una notazione culturale, che amplifica l’emozione del mio ringraziamento. Il paragonare una partita di calcio all’atto sessuale e’ chiaramente un rendere onore al grande Gianni Brera che fu il primo ad avere questa geniale e divertente intuizione, traducendola in pagine indimenticabili. Come forse ricorda, Brera, difensivista ad oltranza, amava ripetere essere l’Italia per destino e soprattutto etnia una squadra femmina, e dunque la prima preoccupazione di ogni commissario tecnico doveva esser quella di non darla via facilmente, ovvero di organizzare una difesa auspicabilmente impenetrabile. Poi a tentare con astuzia di portar a termine il coito in contropiede (e contro natura) nella porta della squadra maschio avversaria ci si poteva sempre pensare. Metafora piu’ arguta e più bella non ricordo.

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  • luigi.desa

    07 Luglio 2018 - 19:07

    Grande Jack io tifo Britannia la nazione dei miei sogni giuvenili .Il modello anglosassone irripetibile. Quello della battaglia di Inghilterra del commonwelt ,della Regina di ferro seconda e seconda. dopo il famoso discorso di Churchill di comabattere sulle spiagge eccetera ( in Italia abbiamo l'8 settembre) io sono divenuto cittadino britannico e come anglosassone tifo pure Trump.

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  • carlo schieppati

    07 Luglio 2018 - 19:07

    E se doveste incontrare la Russia cosa fate? Spargete un po' di gas sarin (o novichok) in campo? Tanto a Salisbury ne avete ancora. Tanto è colpa di Putin.

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