Bombe e biscotti. Meglio il doping di stato che la squadra di calcio vegana

Ci sono eventi più o meno sportivi che fanno tornare in noi l’amore per la patria e la bandiera, esaltano la nostra appartenenza anche se non sempre vincente. L’Italia è un popolo di santi, motociclisti e vergini che si lamentano della frode sportiva solo quando la subiscono. La Russia gioca con gli ormoni (ma va?).

9 Novembre 2015 alle 20:43

Bombe e biscotti. Meglio il doping di stato che la squadra di calcio vegana

Mani sul fuoco. Siamo sicuri che la campionessa russa di curling Anna Sidorova non si dopa

Londra. Ci sono eventi più o meno sportivi che fanno tornare in noi l’amore per la patria e la bandiera, esaltano la nostra appartenenza anche se non sempre vincente. Chissenefotte di dove sta la ragione, a quel punto. In Italia siete campioni di vittorie retoriche, morali, sui social network (sì, noi inglesi da un po’ manco di quelle). Vi piacciono quasi più di quelle reali. A giudicare dalle reazioni dopo il Motomondiale perso da Valentino Rossi a Valencia, per un giorno siete diventati un popolo di esperti di motociclismo (capisco la noia di essere commissari tecnici di questa Italia). Che gli spagnoli siano più fastidiosi di un ecsema quando si tratta di sport non è novità degli ultimi tempi: boriosi, scorretti, tendenzialmente truffatori, hanno da tempo fracassato le palle di chiunque provi a seguire qualunque sport, dal tennis al basket passando per ciclismo e calcio. Però non capisco una cosa. Domenica vedevo scatenati sui social network centinaia di tifosi di calcio urlare scandalizzati al biscotto.

 

Sono certo che tra loro c’erano non pochi interisti che quando a fine anno il Chievo li lascerà passeggiare al Bentegodi non troveranno nulla da ridire. Sono altresì sicuro che molti juventini arrabbiati con Márquez non applaudiranno alla sportività di un Carpi che magari a maggio giocherà alla morte contro la loro squadra. Potrei scommettere che molti napoletani che hanno insultato Lorenzo non farebbero lo stesso se il Genoa (gemellato con i partenopei) nel girone di ritorno si facesse infilare facilmente concedendo tre facili punti per la corsa scudetto. Siamo sinceri, senza per questo dire che sia giusto: da quando esiste lo sport si mangiano biscotti, senza che questo infici spettacolo e vittorie meritate (Lorenzo qualche GP lo ha vinto quest’anno, se non sbaglio). Altrimenti come definire l’atteggiamento di tutti i piloti che si sono fatti agevolmente superare da Rossi a Valencia? Se qualcuno di loro avesse lottato come a detta di tutti avrebbe dovuto fare Márquez, che cosa avremmo letto su siti, giornali e social network? Realismo, signori. Lo sport è questa cosa qui nel migliore dei casi, nei peggiori è quello che emerge dal rapporto dell’Agenzia mondiale anti doping, la quale avrebbe scoperto che gli atleti russi si dopano (complice la copertura dello stato) per vincere le gare. Strano, con tutti quei baffi, quelle mascelle squadrate, quei bicipiti enormi e quegli abbozzi di cazzi sotto ai pantaloncini delle atlete donne che da oltre trent’anni gareggiano a Mondiali e Olimpiadi non l’avrei mai detto. Dopo questa incredibile scoperta cosa ci diranno, che in Giamaica si fumano le canne? A meno che non sia un complotto dei ribelli siriani per screditare Putin, la notizia mi ha fatto godere un bel po’: Mosca è quella che ha scippato a Londra i Mondiali di calcio del 2018. Altro che Stato islamico, se alla Russia impediscono di partecipare alle prossime Olimpiadi è la volta che scoppia la Terza Guerra mondiale per davvero.

 

[**Video_box_2**]Dalla televisione coloniale Cnn ho appreso delle gesta vegetariane del Forest Green Rovers, squadra assolutamente perdibile che non a caso viene valorizzata giusto dai forestieri. Il presidente del club, Dale Vince, è vegano e ha voluto imporre la sua dieta all’intera società. Prima è stata eliminata la carne dal menu dei giocatori, poi il pesce, poi pure il latte, e i ragazzi vestiti inevitabilmente di verde vanno avanti a latte di soia e semi di chia, trattamento in sospetta violazione dell’articolo 18, forse pure della convenzione di Ginevra, giocano nel loro stadio biodegradabile fatto di tofu e illuminato da pannelli solari, con erba conservata senza pesticidi e agenti chimici. Forse prima di tagliarla le somministrano un’anestesia omeopatica. Vince fa tutto questo per combattere “l’incredibile crudeltà” dell’industria del cibo, e denuncia addirittura che ogni anno nel Regno Unito “vengono mangiati oltre un miliardo di animali, senza contare i pesci” (credevo che i pesci fossero animali, ma ci vuole un arbitraggio all’inglese per sopravvivere a storie del genere).

 

Uno si domanda quale sia l’origine del male del calcio odierno, e si risponde giustamente che Blatter, Platini e burocrazia simile la loro malvagia parte la fanno pure, ma è nei campi di provincia che si plasma la mentalità, che si crea il dominio del politicamente (e gastronomicamente) corretto che poi verrà recepito e tramutato in legge in qualche palazzo svizzero. I Forest Green Rovers sono una macchia verde nella tela a tinte fosche dello sport da gentiluomini giocato da mascalzoni: che razza di mascalzoni sono costoro? E i loro tifosi cosa fanno, bevono succo di mirtillo in curva elogiandone le proprietà benefiche (per carità: il succo di mirtillo è un toccasana, specialmente corretto con mezza pinta di brandy)? Chiunque non abbia messo il cervello in una centrifuga con le carote afferra l’intima contraddizione della faccenda. E anche chi non afferra dovrà spiegarmi perché nonostante questa dittatura vegana l’attaccante Jon Parkin è ancora grasso. Mi consolo con un’altra notizia futile, ma almeno più vitale, che dà Pornhub alla ricerca di una squadra di calcio italiana da sponsorizzare. L’inter farebbe bene ad approfittarne: sarebbe la cosa più eccitante che la squadra di Mancini offre al suo pubblico.

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