La strage di Corinaldo non è colpa di Sfera Ebbasta

Stefano Pistolini

Impietriti di fronte a chi piange i propri cari, vigiliamo ma non dimentichiamo che così va a una certa età 

Delle sfighe di cui descriveva disseminata la sua vita di trapper – ora di grande successo – Sfera Ebbasta fa i conti con la più banale: la gogna tout court, per ciò che è, per ciò che rappresenta, scrive e rappa, per come si descrive, per come si sente intitolato a comportarsi, per i suoi vestiti, per il suo aspetto assurdamente provocatorio e per lo sberleffo onnipresente nei suoi atteggiamenti: sono famoso perché attiro i vostri figli, mentre spavento voi. Firmato: il perverso king di sesso, droga e soldi. Il suo diventa non un bersaglio grosso, ma enorme.

     

  

L’unica cosa che gli resta da fare è quella appena annunciata: pronunciare svelte parole di cordoglio per la strage di Corinaldo, annullare gli impegni e sparire dalla circolazione. Anche se non sarà facile: i media annusano la preda succulenta, con quei denti d’oro e i capelli rosa, da gettare in pasto a un pubblico attonito di fronte al pensiero generalizzato: là dentro poteva esserci mio figlio, lo stesso che sabato imboccherà la porta per cercare divertimento in chissà quale covo di pazzi. C’è odore di rogo su cui bruciare la carriera del signor Ebbasta, criminalizzando i suoi colleghi e invocando steccati di protezione da quei loro messaggi di devastante nichilismo, sebbene siano da anni in circolazione su tutte le radio FM. Allarmi lanciati mentre l’incendio è già cenere. Perché sarebbe bello che tutto avvenisse secondo le regole, sotto l’egida della invocata professionalità. Ma anche qui, regna l’arte di arrangiarsi, che è materia per adulti stagionati.

     

Altrove, per esempio, le regole sono chiare: niente minorenni nei club. Mai. Niente nightlife per i teenager. Si sfoghino diversamente – anche se questo aprirebbe un altro discorso. Invece da noi si denuncia come scandaloso frutto dell’avidità il fatto che Sfera facesse ciò che è abitudine per le celebrità istantanee come lui (o per ogni neofamoso, dal “Grande fratello” in giù), ovvero che s’approfittasse di un prefestivo per programmare due apparizioni nella stessa sera, in locali distanti un’ora di macchina. Non si considera che qui non si parla di articolati concerti di pensosi cantautori, ma di sortite estemporanee, lunghe un pugno di minuti, quattro hit e il tempo di far scattare gli instagram utili a rendersi invidiabili per una sera. Non siamo più nel tempo dei long playing, i teenager consumano così, ovvero come gli pare, e non si sentono fregati se Sfera dopo mezz’ora monta sul Suv, tutto al più ne ammirano le cromature.

  

Invece dattorno si grida contro il ritardo del suo dj-set, l’avessero fatto alle 22, magari alle 23 sarebbero stati tutti a casa, ci s’illude di credere, anche se i concerti nei club, da sempre, cominciano quando gli pare, perché così va la serata, è comunque speciale e il club è parte del divertimento, star dentro è eccitante, coi coetanei, coi ragazzi e le ragazze, le consumazioni. Prima di invocare giri di vite per mettere il trap e i trapper dove già vogliono essere (contro), meglio capire di cosa si occupa questa materia. E’ una delle tante sottoculture giovanili, autogenerate, presto cannibalizzate dall’industria e trasformate in business, nate per intercettare attenzione veicolando messaggi di trasgressione, ribellione, perdizione e descrivendo mondi improbabili e pieni di seducenti cose cattive. E’ la materia di cui si sono occupati i Rolling Stones o i Grateful Dead, i Nirvana o Eminem e migliaia di altri artisti, nel mezzo secolo in cui la cosa più divertente da fare è stata mettersi in sintonia col beat del momento. C’è sempre stato lo strisciante pericolo di un guaio, di una sbronza fatale, di una pasticca sbagliata, di un sesso sprotetto.

  

Siamo tutti impietriti di fronte allo sgomento di chi ora piange i propri cari, ma non dobbiamo smettere di sapere che è così che va a una certa età, inconsapevolmente traversando azzardi, inseguendo sirene che nascondono voraci baratri. Gli adulti devono vigilare e riflettere, ma non s’irregimenta la gioventù, che è, ed è stata per noi, un brivido e un’incoscienza. Però lasciamo stare Sfera, le sue sei stelline tatuate sulla fronte e la sua attonita perplessità. Proiettato com’è fuori dal suo fumetto, in una realtà dove adesso tanti lo maledicono.

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