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Pippe al sugo & trap

Una replica bieca e reazionaria al caso gonfiato dei “duri” del liceo classico Virgilio di Roma centro

20 Novembre 2017 alle 21:23

Pippe al sugo & trap

Assemblea nel liceo Virgilio occupato (foto LaPresse)

Quando leggi: “Con i duri del Collettivo Virgilio, fra musica trap e droghe”, che è il modo scelto dal Corriere per lanciare su Twitter un articolo che riguarda gli studenti esuberantissimi del liceo Virgilio di Roma, allora pensi che è davvero ora di recuperare un poco il senso delle proporzioni, se non quello del ridicolo. Facciamo il punto. Il Virgilio è un liceo classico che potete trovare nella cornice cinquecentesca di via Giulia, forse la via più elegante della capitale, la stessa che passa accanto ai giardini dell’ambasciata francese di palazzo Farnese, tanto per intenderci. E quindi avrete già capito che razza di duri s’incontrano in questo inferno metropolitano: si fumano canne, si fanno occupazioni (ma rigorosamente nei mesi prima della vacanze di Natale), non ci si riconosce nei partiti, forse qualcuno ha fatto sesso ed è finito in un video fatto con un telefonino, si ascolta brutta musica elettronica. Tutte attività da far tremare i polsi come vedete. Insomma: anche al Virgilio si perpetua la gloriosa tradizione di cazzate adolescenziali che in trent’anni di occupazioni scolastiche in Italia non ha mai prodotto nemmeno l’ombra di una rivolta generazionale e che al massimo ci ha regalato un film con Muccino junior. Un’aria di protesta che nasce già vecchia, con la stessa carica di eversione di una tombola alla festa dell’Unità (chi scrive ha frequentato in anni ormai lontani un liceo dalle cui finestre non poteva salutare l’ambasciatore francese, ma in compenso poteva salutare la Guardia di Finanza che talvolta veniva ad appostarsi con i cani al cancello per fiutarci gli zaini. I giornali ci ignoravano).

 

E il trap? Per spirito scientifico mettiamo qui una strofa della Dark Polo Gang, presa dalla loro canzone “Cavallini” (che si riferisce al logo Ralph Lauren, molto apprezzato):

Puoi beccarmi all’indiano che mangio pollo al curry

Troia non mangio sushi

Mi piacciono Fendi e Gucci

Ferragamo e Burberry

Incassiamo come i cassieri

Sogno montagne di soldi e vari modi per spenderli

Giochi con la gang, mio fratello alza un cannone

Hai problemi di pressione, non ti si alza il cannone

La tua tipa è una cagna, vuole un guinzaglio e un padrone

Siamo animali, tu sei Leone, il cane fifone

Giro una canna d’erba grossa come un filone, di pane

Ah yeah. Ora facciamo pure finta che esista davvero un caso Virgilio e che ci si debba preoccupare dei “metodi mafiosi” (così dice la preside) del Collettivo ginnasiale e naturalmente anche della minaccia orrenda della musica trap. Che fare, quindi? Che dire agli studenti e ai loro responsabili? Di solito a questo punto ci si divide in due: una scuola di pensiero propone un approccio conciliante per far ragionare gli studenti e ricondurli verso la retta via, e una scuola di pensiero opposta sostiene invece un approccio assai meno conciliante, anzi decisamente drastico, se si può usare la parola “drastico” in questo contesto. Noi qui apparteniamo a questa seconda scuola di pensiero: chiediamo manganellate (metaforiche), lanciafiamme (metaforici), bocciature e sospensioni (queste per davvero). Dobbiamo davvero evocare lo stile di Gengis Khan oppure la ragionevolezza di don Pietro Savastano per sgonfiare in fretta il caso del ginnasio “mafioso” e riportare le teste dei ragazzi sulle lezioni? Ci dicono che le anime perse del Virgilio sono destinate a diventare classe dirigente, un poco di educazione non sentimentale non potrà che fare loro del gran bene.

 

Intanto in Cina sfornano un milione di ingegneri l’anno (*un milione *) e quindi loro, i ragazzini di Roma centro, ci farebbero un favore a crescere dietro di noi un po’ più svegli e un po’ meno come una classe di sub disadattati. Altrimenti in questo paese continueremo a fare i dibattiti su quanto la nostra economia sia penalizzata dall’euro (fake news) e poi ci troviamo i venticinquenni che non riescono ancora a fare una telefonata di lavoro in inglese. Altrimenti guardiamo con la lacrimuccia negli occhi le immagini in tv degli studenti di Mosul in camicia bianca che rientrano nelle scuole dopo tre anni di occupazione dello Stato islamico, con una gran fame di lezioni, e qui la diamo vinta agli abbonati dell’“aula delle canne” (copyright una figlia di Francesco Rutelli).

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