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Non chiamatela vagina, è discriminatorio! Meglio “buco anteriore”

Per la comunità Lgbt le etichette sessuali sono una violenza

22 Agosto 2018 alle 10:43

Non chiamatela vagina, è discriminatorio! Meglio “buco anteriore”

Foto LaPresse

Roma. Nel variegato spettro di sconsiderate e disdicevoli azioni che può compiere una vagina, mai e poi mai avremmo immaginato di trovare la discriminazione. E invece, sedetevi comodi e sentite questa: dice Healthline che essa non è gender-inclusive, ovvero non è rappresentativa di tutte le identità e di tutti i generi sessuali, pertanto sarebbe assai più opportuno nominarla diversamente, in modo più neutro e versatile, per esempio (restate sempre seduti) “buco anteriore” – in inglese “front hole”, che è più caruccio e, un giorno, forse, sarà persino sexy.

 

Healthline non è un blogghetto qualunque, bensì un provider californiano di informazione sulla salute (fondato un paio di anni fa da James Norman, professione medico endocrinologo), che ha annunciato, previa attenta riflessione di voler d’ora in avanti riferirsi alla vagina con un linguaggio inclusivo “che tenga conto del fatto che le persone transessuali non si identificano con le etichette che la comunità medica attribuisce ai loro genitali”.

 

La parola vagina, impiegatissima dalla pratica femminista soprattutto negli anni Settanta, quando si sosteneva che urlarla educava le donne all’affermazione di sé e della propria specificità, eserciti, al contrario, una violenza, una coercizione insopportabile sulle persone con disforia sessuale o non cisgender (quelle in cui identità e genere sessuale coincidono) o fluide o trans o fuori dal binarismo sessuale maschio/femmina.

 

Healthline riporta che l’alternativa proposta e nient’affatto inedita – buco anteriore – sta già riscuotendo il favore di una buona parte della comunità Lgbt, che vede così meglio rappresentata la moltitudine di gusti, nature e destrutturazioni che la popolano e animano.

 

Un primo passo, ma ancora troppo piccolo: l’auspicio è che presto, più presto possibile, sui manuali di igiene sessuale, sulle guide al sesso sicuro, nei workshop su come non traumatizzare il prossimo con i propri attributi sessuali arbitrariamente decisi a tavolino dai padri fondatori della biologia (un altro costrutto del quale prima ci liberiamo meglio è, dicunt), la parola vagina venga bandita e sostituita con buco anteriore. Non è chiarissima la ragione per la quale a questa innovazione del linguaggio potrà corrispondere una più efficace prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, tuttavia dalla California ci assicurano che avverrà e che depennare la parola vagina contribuirà in modo determinante a far sì che la scienza si occupi meglio e di più dei problemi di salute delle persone transessuali.

 

C’è, poi, il dato culturale: vagina è una parola da veterofemministe, da bigotte, da streghe alla Germaine Greer, una che il fatto di avere una “vagina che sanguina una volta al mese” l’ha urlato spesso per ribadire che una transessuale non può essere una donna, e che sostenere il contrario avrebbe cancellato le donne e i loro bisogni. Lei, adorata per decenni dalle file più rispettabili del pensiero femminista, si è così guadagnata l’espulsione a vita dai dotti seminari dei liberali progressisti di moltissime università inglesi e statunitensi. E cosa ne sarà della recente manualistica sul tema, tipo “Il libro della vagina. Meraviglie e misteri del sesso femminile” di Nina Brochmann ed Ellen Stokken Dahl (ed. Sonzogno), pubblicato di recente e accolto con grande entusiasmo anche da pensatori e pensatrici molto vicini alle comunità Lgbt, quando non addirittura loro sodali? Faremo un’auto da fé, come cantava Franco Battiato, dei nostri innamoramenti? Accidenti, proprio ora che l’erudizione sugli splendori e sulle miserie del sesso femminile sembrava al suo massimo livello d’espansione, tocca riscriverla (basterà o bisognerà anche annullarla?).

 

Non si può mai stare tranquille, che barba, che noia, che noia, che barba (che poi anche la barba, diciamocelo, è assai poco gender inclusive).

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Commenti all'articolo

  • lucafum

    24 Agosto 2018 - 23:11

    "buco davanti" ha la poesia di una catena di montaggio industriale fordista. Riprendiamo ora l'antica poesia della terra ove il bel sì suona. A settentrione tuttora è "passera", che fa il pari, secondo Linneo, con la controparte più generica:"uccello". Alternativamente "patata", tale solo dopo l'importazione dal Nuovo Mondo. A Meridione, certamente più poetica: "farfalla", altro filogeneticamente dal "pesce", per rimarcare l'appartenenza a ordini di vita differenti (una nell'aria, l'altro nell'acqua). il premio Strega andrebbe però all'antico milanese, secondo cui il Nome per eccellenza era cotanto: "Natura" (con la "umlaut"), che sopravanzava, includeva in sè -e talvolta annullava- il maschile. Era una società nascostamente - certe volte neanche tanto nascostamente- matriarcale, che innalzava il maschio, facendogli però ben percepire che la sua elevata posizione era una scelta della consorte, da cui era stato scelto, quindi l'unica che poteva dargli privatamente del cretino.

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  • g.loc

    24 Agosto 2018 - 11:11

    Pur essendo io una persona transessuale mi ritrovo d'accordo con l'articolo, perché non vedo davvero il bisogno dell'eliminazione della parola "vagina". Piuttosto, mi sento di dire che il tono dell'articolo sia un bel po' offensivo e non davvero molto professionale. Pur essendo d'accordo con ciò che si voleva contestare, non trovo molto giusto cercare quasi di offendere la comunità trans per sostenere le proprie idee. Non fate di tutta l'erba un fascio, per favore. Pace e bene a tutti.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    22 Agosto 2018 - 16:04

    Immagino quindi che l'ano sia il "buco posteriore" (per i maschi "buco" tout court?). Ma quando a questa gente verrà un po' di senso del ridicolo?

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  • anna.maria.loi

    22 Agosto 2018 - 14:02

    Oltre, molto oltre il senso del ridicolo. Eva Ensler avrebbe scritto i "monologhi del buco anteriore"? Chissà...

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