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Come è umanista la matematica

Che cosa ci insegna sulla scuola la medaglia Fields ad Alessio Figalli

1 Agosto 2018 alle 21:14

Come è umanista la matematica

Alessio Figalli

Alessio Figalli ha vinto la medaglia Fields, il premio più importante al mondo per la matematica. Alfred Nobel non aveva voluto introdurre questa disciplina nell’elenco di quelle che ricevono il premio da lui istituito, ma da molto tempo molti Nobel per l’Economia vengono attribuiti a matematici. Una particolarità del premio ricevuto da Figalli (che è nato a Roma 34 anni fa) è che viene attribuito a matematici che hanno meno di 40 anni. Figalli ha studiato alla Normale di Pisa, che conferma così l’eccellenza della sua formazione, che ha la caratteristica di non limitarsi alle materie tecniche specifiche ma di richiedere anche una certa preparazione umanistica. E’ un carattere tipico di questa grande scuola, che ha dato numerose prove di eccellenza. Le attività di ricerca di Figalli spaziano dalla matematica applicata – un saggio che gli è valso il premio riguarda la teoria del trasporto ottimale – ma ha prodotto anche studi innovativi sulle equazioni a derivata parziale e sulla probabilità.

   

La matematica, che Galileo definiva come la lingua in cui è scritto il grande libro dell’universo, proprio per la propria estrema astrazione ha dimostrato di essere lo strumento principale per interpretare i fenomeni reali, anche quelli più complessi. Anche per questo meriterebbe di essere studiata, fin dai primi anni scolastici, non solo o tanto come tecnica di calcolo quanto come sistema di interpretazione della realtà. Purtroppo nella nostra scuola, insieme alle eccellenze come quella pisana, bisogna constatare livelli di istruzione matematica assai scarsi soprattutto ai livelli più bassi. Anche la scarsa propensione dei giovani alla formazione tecnica, che è essenziale nella vita professionale non solo moderna, deriva dal livello modesto della formazione matematica media, certificato dai confronti internazionali. Formare buoni insegnanti di matematica, capaci di far scoprire ai ragazzi il fascino nascosto di questa disciplina è un problema da risolvere nelle università italiane e nell’organizzazione degli studi in generale. Il pregiudizio secondo cui chi conosce i numeri non ha sensibilità umanistica è semplicemente ridicolo, come dimostrano le opere letterarie dell’ingegner Carlo Emilio Gadda o del chimico Primo Levi.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    02 Agosto 2018 - 16:04

    Al direttore - Matematica e politica. Figalli - ci siamo posti e abbiamo risolto il seguente problema: “Se io agisco con una forza esterna su una bolla di sapone o su un cristallo, si può stimare quanto la forma è stabile rispetto a perturbazioni esterne?”.Cioè a quante unità di forza esterna - N - le rispettive forme native possono resistere mantenendo la loro stabilità? Se ipotizziamo, immaginiamo, senza quei due processi mentali, la matematica non potrebbe esistere, d’assimilare i partiti, i movimenti, le aggregazioni di categoria, a bolle di sapone o cristalli arriveremo alla conclusione che anche la medaglia Fields si trova spiazzata: la variabilità delle tensioni superficiali nei casi immaginati, non ubbidisce a leggi fisiche, come per bolle e cristalli, ma a emozionalità metafisiche in perenne conflittuale fieri. Il trasporto, del consenso, non potrà mai manifestarsi in modo “ottimale”. Amen.

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  • Chichibio

    02 Agosto 2018 - 14:02

    Scarsa propensione italica alla matematica? Anche alla scienza, persino alle nozioni più semplici. Basta pensare le signore che divulgando ricette in tivvù usamo gli emmeelle come unità di misura di volume. O, sempre in tivvù, i decimali di potenza dei terremoti espressi non con virgola ma con il punto (questo a onor del vero è anche colpa delle calcolatrici tascabili).

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  • sàlibo

    sàlibo

    02 Agosto 2018 - 07:07

    Abbiamo altri due ottimi esempi: Robert Musik, ingegnere meccanico, e Juan Rodolfo Wilcock, ingegnere civile

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  • albertoxmura

    01 Agosto 2018 - 21:09

    Onore e gloria a Figalli. Tuttavia, a parte i suoi meriti, ci sono anche considerazioni meno liete a latere di questo premio. Basta guardare il "medagliere" Fields per rendersi subito conto che l'Italia, anche nella ricerca matematica, è alquanto indietro. La vicina Francia ci umilia avendo vinto ben undici medaglie Fields a fronte delle due italiane. Il Regno Unito ne ha vinte sei. Va anche detto che la medaglia Fields è attribuita a giovani sotto i 40 anni. Difficilmente chi rimane in Italia ha in gioventù i mezzi economici per crescere scientificamente (non a caso Figalli già diversi anni fa aveva parlato di situazione deprimente) e non è un caso che entrambe le medaglie italiane (l'altra è quella di Enrico Bombieri, medaflia Fields 1974) sono state vinte da persone che l'accademia italiana non è stata in grado di coltivare e tenere.

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    • Giovanni

      02 Agosto 2018 - 09:09

      Otteniamo ciò che meritiamo. La matematica a parte alcuni esempi è sempre stata materia negletta nel nostro sistema scolastico e spesso insegnata male e con scarsa volontà. Gli insegnanti non utilizzano o utilizzano poco i numerosi supporti visivi a disposizione sul web che potrebbero aiutare parecchio gli studenti e rendere più interessante la materia. Quei pochi studenti che dopo il liceo si iscrivono all'università in matematica, conseguita la laurea sono costretti ad emigrare se non vogliono finire nel sistema fossilizzante del ricercatore che non ricerca e che viene impiegato unicamente per fare gli appelli. E' chiaro che i migliori prendono quasi subito la via che li porta all'estero verso ambienti maggiormente dinamici e formativi. E' una vera perdita perchè dopo tutto abbiamo alcune ottime università e lo stato spende tanti soldi per formare ottime professionalità che poi vanno ad esclusivo vantaggio delle strutture estere (università, centri di ricerca, aziende).

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