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Non si salva il pianeta con una nuova caccia alle streghe

Mattarella avverte che “siamo sull’orlo di una crisi climatica globale”. Meglio non reagire come nel Medioevo

13 Marzo 2019 alle 18:55

Non si salva il pianeta con una nuova caccia alle streghe

Miniatura dalle “Chroniques de France ou de Saint-Denis”, 1332-1350

Mentre era in montagna il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato che “siamo sull’orlo di una crisi climatica globale”. In Europa, tra XIV e XVIII secolo, le montagne soffrirono le conseguenze di un'altra crisi climatica globale, che sicuramente non può dirsi legata alle conseguenze dell’attività umana, come si dibatte oggi. Ma anche allora prevalse una reazione di pancia con una affannosa ricerca di colpevoli.

  

Che oggi si possa essere di fronte a una nuova “caccia alle streghe”, come nel Medioevo, lo paventò Michael Crichton in un best-seller del 2004 che infatti fece infuriare molti ambientalisti. In “Stato di paura” l’autore di “Jurassic Park” sosteneva che dopo cinquant’anni in cui le nazioni occidentali avevano “tenuto i loro cittadini in uno stato di paura costante” attraverso il comunismo, dal 1989 sarebbe stato l’allarme climatico e prenderne il posto. Ma la tesi che una caccia alle streghe nel senso più letterale si fosse già scatenata per motivi legati al clima, lo sostenne lo storico tedesco Wolfgang Behringer in un libro del 1998, che in italiano è stato pubblicato nel 2008 col titolo di “Streghe”.

   

Punto di partenza: “In Europa, l’età della persecuzione legale delle streghe iniziò intorno al 1430 e finì intorno al 1780. La persecuzione ha avuto il suo fulcro nell’arco temporale dell’età moderna, e non nel ‘buio’ Medioevo”. Un’osservazione che già in molti hanno fatto, collegando dunque il fenomeno della caccia alle streghe alle tensione del passaggio alla modernità. Ma per Behringer l’unica spiegazione per l’incremento contemporaneo di episodi persecutori in contesti tanto diversi “la fornisce il fenomeno di peggioramento climatico noto come Piccola era glaciale. Con questo termine, gli storici del clima intendono un lungo periodo di relativo freddo che interessò l’emisfero Nord dopo i lunghi periodi di caldo del tardo Medioevo. Il raffreddamento generale colpì una società dalla sussistenza fragile, i cattivi raccolti dovuti alle alluvioni portarono a rincari che interessavano soprattutto il vino e il pane, perché i vitigni e i cereali sono, in quanto piante mediterranee, particolarmente sensibili al freddo”. “Forse risiede proprio in ciò l’ingrediente decisivo per l’ideazione del nuovo supercrimine di stregoneria nelle Alpi Occidentali dopo il 1420, visto che ovviamente le alte valli furono più colpite dal brusco abbassamento delle temperature. Gli inverni si allungavano, crescevano i ghiacciai, il periodo di vegetazione si accorciava, i raccolti erano a rischio, e con essi il pane quotidiano”.

   

Behringer segnala pure come il timore salisse dal basso, malgrado gli sforzi di gran parte delle autorità per calmare gli animi. L’ultimo rogo di streghe avvenne in Svizzera sette anni prima della Rivoluzione Francese, proprio perché era la Svizzera il paese più democratico d’Europa. Anche oggi, la bandiera della “decrescita felice” può essere popolare: almeno fino al punto in cui non si scontra con vincoli e realtà, come nel paradosso dei Cinque Stelle che in Italia vogliono bloccare la Tav, ma in Francia simpatizzano con i gilet gialli insorti contro provvedimenti volti a limitare l’inquinamento da traffico.

   

Nel ricordare la “sollecitazione sottoscritta, nell'autunno scorso, da alcuni capi di stato europei”, Mattarella, in visita alle zone del Veneto colpite a ottobre dalla tempesta “Vaia”, invita appunto a non reagire di pancia. “I mutamenti climatici in atto nel mondo comportano effetti pesanti anche sull'ambiente del nostro paese e sulle condizioni di vita della nostra popolazione”. Ma “vanno respinte decisamente tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri”. Come una cieca caccia alle streghe.

Maurizio Stefanini

Romano, classe 1961, maturità classica, laurea in Scienze Politiche alla Luiss, giornalista dal 1988. Moglie, due figli. Free lance impenitente, collabora col Foglio dalla fondazione. Di formazione liberale classica, corretta da radici contadine e da un'intensa frequentazione del Terzo Mondo. Specialista in America Latina, Terzo Mondo, movimenti politici comparati, approfondimenti storici. Ha pubblicato vari libri, tra cui “I nomi del male”, ritratto dei leader dell’asse del Male, "Ultras - Identità, politica e violenza nel tifo sportivo da Pompei a Raciti e Sandri", "Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone" e ultimo "Alce Nero un «beato» tra i Sioux". Parla cinque lingue; suona dieci strumenti (preferito, fisarmonica).

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