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Italia paese d’arte, musica, finti eroi e pesci rossi

Un giovane medico scrive agli italiani: "Vedo un paese che canta, applaude ma non capisce: oggi siamo eroi non per merito nostro, ma per colpa vostra"

25 Marzo 2020 alle 13:00

Italia paese d’arte, musica, finti eroi e pesci rossi

a Roma, il reparto di terapia intensiva dell'ICC Casal Palocco (foto LaPresse)

Al direttore - Ho 26 anni e fino a ieri non sapevo bene chi ero. Oggi mi dicono che sono un giovane medico, abilitato alla professione da qualche ora per merito del nuovo decreto. Forse l’isolamento forzato, forse il fatto che dell’esser medico non so assolutamente
nulla o forse la consapevolezza che tra pochi giorni mi troverò impaurito tra le corsie di un reparto Covid-19 mi spingono a esprimermi e a cercare di descrivere la situazione dal mio punto di vista.

 

Cito un autore contemporaneo: "Siamo come i pesci rossi, attentissimi solo quando lanciano il mangime nell’acquario". Ieri, prima dell’epidemia, vedevo attorno a me un’Italia che non capiva. Oggi vedo un’Italia che canta, applaude ma non capisce. Domani, quando tutto sarà finito, l’Italia continuerà a non capire.

 

Ieri tutto era scontato, dovuto. Abbiamo uno tra i sistemi sanitari più efficienti al mondo, garante della salute di tutti indistintamente, eppure siamo il paese che presenta il più alto tasso di malcontento generale in ambito sanitario. Ieri i medici venivano offesi dai famigliari del paziente quando non reagiva alla terapia e quando le code al pronto soccorso erano ritenute eccessivamente lunghe. Ieri, in televisione, andava in onda una pubblicità che condannando la malasanità invitava i cittadini a far causa al personale sanitario, ottenere rimborsi e risarcimenti: "Anche tu sei stato vittima dell’ignoranza del tuo medico? Contatta il 33478…’’. Ieri, i medici non osavano proporre le giuste cure per paura di esser denunciati dal cittadino medio che fa di Google la propria Bibbia: nasceva per questo motivo la medicina difensiva.

Ieri i medici della generazione di mio padre erano esausti, già stremati dai turni inaccettabili e gli specializzandi di Milano pagati meno di 1.300 euro al mese, con 900 euro d’affitto per poter vivere da soli e, chissà, mantenere una giovane famiglia.
Ieri nessuno si fidava del medico di turno e tutti richiedevano, anzi pretendevano, il parere del primario: lo specializzando era un giovane incompetente. Ieri, dopo una visita medica, la gente si affidava all’omeopatia, perché con quella sì, i sintomi sparivano davvero.

 

Ieri i pazienti guarivano dal carcinoma allo stomaco eliminando i latticini, fonte di ogni male, e il tumore dell’ovaio era collegato al fatto che si fosse stati adottati. Ieri l’Italia correva verso una privatizzazione progressiva del sistema di cure e tagliava spudoratamente personale necessario. Ieri migliaia di medici erano bloccati tra laurea e specializzazione, in attesa della decisione da parte del governo di aggiungere un numero adeguato di borse di studio per garantire un futuro alla sanità italiana, futuro che continuava a essere negato. Ieri i medici erano tra le categorie a più alto rischio di suicidio ed i giovani laureati in medicina fuggivano dall’Italia per cercare una migliore condizione lavorativa all’estero. Ieri i ricercatori erano precari ed i vaccini non servivano, anzi causavano autismo. Ieri si affiggevano, in Italia, cartelli in pronto soccorso dalla dicitura "vietato aggredire il personale sanitario".

 

Oggi? "Medici eroi". Se oggi siete tra quelli che considerano i medici degli "eroi", vi sbagliate. I medici non sono eroi, sono gli stessi professionisti che fino a ieri eravate soliti criticare. In una società come la nostra ci sono più albi professionali, ma tra questi non risulta quello degli eroi. I medici sono ingegneri che hanno studiato il corpo umano al posto della fisica, sono
avvocati che hanno studiato fisiologia al posto di diritto penale, sono architetti che hanno approfondito la patologia invece del disegno tecnico. I medici sono cittadini italiani che, come tutti, dovrebbero avere il diritto di lavorare otto ore al giorno, non 12. Dovrebbero poter andare a lavoro senza rischiare di non far ritorno a casa. Dovrebbero circondarsi della speranza dei pazienti, non del malcontento generale. I medici dovrebbero possedere gli strumenti per realizzare al meglio il proprio
impiego.

 

Prestate attenzione: l’eroismo non è insito nella professione del medico. Tuttavia, ieri come oggi le condizioni penose in cui i medici sono costretti a operare rendono il loro compito eroico; non meno di quanto non sarebbe eroico per un ingegnere edile trasportare 30 chili di cemento sulla propria schiena tutti i giorni o per un architetto dover supervisionare un edificio in rovina senza caschetto. Osservate dal balcone di casa i vostri concittadini rischiare la vita nei reparti di ospedale pur di poter portare avanti una professione, ma non vi rendete conto che un medico non sceglie di voler morire, non sceglie di rinunciare alla famiglia, non sceglie di lavorare sino a perdere i sensi. Non sceglie di essere un eroe.

 

Perché, oggi, ci considerate tali? Per pulirvi la coscienza. Perché considerarci degli eroi scarica su di noi stessi la responsabilità della scelta e delle difficoltà in cui ci troviamo. Superman aveva deliberatamente deciso di dedicare la propria vita agli altri, di rischiare di morire ogni giorno; lui però sapeva anche volare e, soprattutto, viveva in un fumetto. E’ allora opportuno che comprendiate quanto segue: oggi siamo eroi non per merito nostro, ma per colpa vostra. La differenza è notevole. Oggi, i medici si trovano nella condizione di dover scegliere chi lasciar vivere e chi morire; pensate che questo sia previsto, nella professione del medico? Non lo è. Nessun essere umano dovrebbe mai essere chiamato a decidere della vita di un altro.
Eppure, oggi, alcuni di noi lo devono fare; probabilmente non lo dimenticheranno mai e la loro vita cambierà per sempre.

 

A decidere chi merita la terapia intensiva, cosi come chi merita le cure più costose dovrebbero essere protocolli, decisi prima della crisi in accordo con politici, cittadini e personale sanitario. Oggi, i medici cercano di colmare lacune lasciate aperte in anni di inedia e cecità politica, ma lo stanno pagando a caro prezzo sulla propria pelle. Oggi, i medici si ammalano di polmonite da Covid-19 perché’ le mascherine non sono ancora arrivate; una collega si è procurata una maschera ritagliando un pezzo di carta da forno. Lo ripeto: le precarie condizioni formatesi nel corso degli anni, la sfiducia generale, la mancanza di personale e di risorse con cui i professionisti sono costretti a convivere rendono il loro operato eroico, non l’essere medico in sé. Chi sostiene il contrario affermando ‘’siamo a pezzi, ma è il nostro mestiere’’ non è altro che inutilmente vanitoso; diffidate di chi trova in questa emergenza la perfetta occasione per essere puntato dai riflettori e diffidate di chi parla di empatia come di una qualità propria del medico in quanto eroe e martire, perché probabilmente non ne conosce neanche il significato.

 

Oggi il Presidente del Consiglio ha ringraziato nuovamente il coraggio degli eroi eppure, ancora una volta, il decreto legge non ha approvato l’atteso e promesso aumento delle borse di specializzazione. Oggi ho sentito canti e battiti di mani permeare gli isolati deserti di Torino e temo profondamente che questa musica nasconda sotto il tappeto le responsabilità della classe politica e di tutti noi cittadini che, assieme, abbiamo permesso e causato tutto questo.

 

E domani? Se nessuno avrà compreso la differenza tra scegliere di essere un eroe ed essere costretto ad esserlo, domani si tornerà a ieri. In questo periodo di grande difficoltà non c’è spazio per polemiche sterili; se la mia riflessione è passata come tale, chiedo scusa. Mi auguro, piuttosto, che sia uno spunto affinché medici e cittadini possano riscoprirsi uniti, alleati nel garantire il funzionamento del nostro sistema sanitario; mi auguro che, senza eroi, tutti insieme si riesca ad uscire dal tunnel e a costruire una coscienza sociale degna di esser chiamata tale.

 

Ci tengo, in ultimo, a precisare di non essermi espresso intenzionalmente riguardo a categorie adiacenti quali infermieri ed OSS. Non l’ho fatto per non parlare ulteriormente di una realtà che conosco poco; posso solo immaginare quanto siano proprio loro, ancor più dei medici, i pilastri portanti che ci permetteranno di non crollare durante questo terremoto.

 

P.s. siamo un paese di pesci rossi, ma anche uno degli acquari più belli del mondo.

#andratu@obene

 

Vittorio Sancipriano

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    25 Marzo 2020 - 21:17

    Io dico solo che mi sono sgolato per leggere a mia moglie questa lettera, e non succede affatto spesso.

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  • lenry

    25 Marzo 2020 - 20:14

    Bravissimo. Allora non tutto è perduto: c'è ancora qualcuno che sa ragionare.

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  • eleonid

    25 Marzo 2020 - 19:08

    Spero che rimangano degli eroi senza beccarsi querele e denunce quando la buriana sarà passata. Questo è l'augurio che faccio ai nostri medici e personale sanitario.

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  • gheron

    25 Marzo 2020 - 18:43

    "Parole gravissime e inaudite da condannare con tutta forza". Da parte di un qualche Ministro profondamente preoccupato di questo Paese e delle sue istituzioni democratiche in emergenza epidemica. In passerella televisiva prossimamente in onda.

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