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Referendum Atac, cosa succede a sinistra

L’11 novembre si vota per il trasporto pubblico. “Io, Tocci e Nobili lanciamo un comitato per il Sì”, ci dice Giachetti

21 Ottobre 2018 alle 06:00

Referendum Atac, cosa succede a sinistra

Il deputato Pd Roberto Giachetti, che voterà Sì al referendum sull'Atac (Foto LaPresse)

Roma. Mentre i radicali continuano a denunciarela censura sul referendum del prossimo 11 novembre per la liberalizzazione del trasporto pubblico locale, martedì il Campidoglio ha inviato alle redazioni una nota che suona come una minaccia: “In merito ai referendum consultivi cittadini del prossimo 11 novembre si precisa che, dal momento che la loro indizione con ordinanza sindacale numero 17 del 30 gennaio 2018 è antecedente all’approvazione e all’entrata in vigore del nuovo Statuto di Roma Capitale, sarà applicata la precedente normativa che prevede il quorum”. Intanto nel Pd sembra muoversi qualcosa. “Il fatto che la Raggi tenga nascosto il referendum nonostante la Regione abbia messo a disposizione dei soldi per informare i cittadini mette in luce la doppiezza e l’ipocrisia di questa amministrazione che si è candidata per la trasparenza e la partecipazione, ma che alla prova dei fatti fa tutt’altro provando a insabbiare il referendum”, dice Roberto Giachetti. “Per questa ragione ancora prima del merito è fondamentale fare una campagna per informare i cittadini dell’esistenza del referendum. E’ quello che faremo io, Walter Tocci e Luciano Nobili. Proprio oggi formeremo un comitato per il Sì al referendum”.

Il Pd invece che cosa farà?

 

“Il nostro ovviamente non è un impegno di partito, ma di persone che al suo interno hanno un ruolo e una storia dentro questa città. Io non solo sono a favore del referendum, ma penso di aver avuto un ruolo decisivo concorrendo alla raccolta e all’autenticazione di migliaia di firme”.

 

Ma il Pd perché non s’impegna?

 

“Il segretario romano Andrea Casu ha lanciato una consultazione interna agli iscritti…”

 

Era già successo in primavera, ma poi non se ne fece nulla.

 

“E’ una vicenda complessa. All’epoca non erano stati raggiunti i numeri. Adesso però la consultazione ci sarà e la posizione ufficiale del partito, arriverà prima del referendum. Non c’è dubbio che dentro il partito democratico sull’argomento ci siano posizioni diverse, proprio per questo, per avere una posizione ufficiale, si è deciso di fare una consultazione tra gli iscritti. Ciò non toglie che esponenti di rilievo si siano già espressi in favore del Sì, da ultimo sul Foglio lo ha fatto Carlo Calenda. A me interessa che i cittadini siano nelle condizioni di sapere che c’è il referendum. Abbiamo un mese davanti e lo impegneremo per informare i cittadini”.

 

In Assemblea capitolina, trasversalmente ai partiti, sembra che il referendum non esista.

 

“Personalmente sono intervenuto sull’argomento almeno due volte e ho ribadito l’importanza di questa consultazione”.

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